Due anni fa mi è stato chiesto di fare una “testimonianza di vita” per alcuni ragazzi di 17 anni… non che il mio zaino traboccante di grandi esperienze, ma, si sa, i ragazzi riconoscono quelli che hanno da poco percorso la loro strada, quelli che stanno poco più avanti… non troppo da perderne la scia, ma abbastanza per poter riconoscerne le orme.
Li ho accompagnati lungo il mio sentiero: c’ho messo dentro canzoni e qualche fiaba per allietare il cammino, c’ho infilato un pizzico di amarezza ed ho condito il tutto con della salsa piccante… insomma, tutto ciò che sono in tutto quello che mi racconta.
Li ho lasciati con un pezzetto di un famosissimo discorso di Martin Luther King, che a me piace tanto…
Se sei destinato ad essere uno spazzino, pulisci le strade come Michelangelo dipingeva i suoi quadri, come Beethoven componeva musica, come Leontyne Prince cantava davanti al Metropolitan, come Shakespeare scriveva poesia. Pulisci le strade così bene in modo che tutti gli abitanti del paradiso e della terra si fermino e dicano: “Qui visse un grande spazzino, uno che fece bene il suo lavoro.” Se non puoi essere pino in cima alla collina, sii un arbusto nella valle. Sii, sii il miglior piccolo arbusto sul fianco della collina.
Sii un cespuglio se non puoi essere un albero. Se non puoi essere una strada maestra, sii semplicemente un sentiero. Se non puoi essere il sole, sii una stella. Perché non è per le dimensioni che si vince o si perde. Sii il meglio di qualsiasi cosa tu sia.
Insieme alle parole, ho lasciato loro un pezzetto di pastello, un rimasuglio… uno di quelli consumati dai disegni, dagli schizzi e dalle sfumature.
Con un solo augurio: qualunque sia la vostra strada, tenetelo sempre in tasca e sappiate colorare tutti quei fogli bianchi che vi capiteranno sotto al naso, facendo sempre il più bello dei vostri disegni.
Oggi me ne stavo a casa, con lo stomaco ancora in subbuglio; stavo davanti al mio computer a battere parole che, oggi, oggi proprio, non mi dicono nulla… una dopo l’altra; così, come sono scritte: passano attraverso gli occhi, si cambiano le lettere e tutto resta uguale… non è questo, quello che fa un traduttore di solito, ma oggi è così… oggi sono come quel Babelfish che infesta internet… oggi quelle parole non hanno sfumature, tutte uguali, tasti che si intervallano… lettere che, una accanto all’altra, matematicamente creano parole…
Capita…
Ad un certo punto suona il campanello
E’ lei! Ha passato anni con me: le ho sistemato il fazzolettone, l’ho portata in tenda con la febbre e il mal di schiena, l’ho sgamata in giro di notte a veder le stelle, mi sono crepata di risate a sentirla raccontare storie strampalate e le ho tenuto la testa tra le spalle quando le parole non bastavano più… ho ascoltato i suoi sogni di domani e mi son sentita piccola davanti alla sua meravigliosa fantasia.
Oggi ha suonato il campanello e si è seduta accanto a me
Ho chiuso il computer e ho sorriso a questo bel regalo, capitato lì all’improvviso
Chiudi gli occhi, mi ha detto…
mi son sentita tra le mani una decina di tubicini di legno, pastelli direi… sì, l’odore era inconfondibile! Pastelli!
e scegline uno…
sempre ad occhi chiusi, faccio scivolare le dita e ne prendo uno. Me lo passo tra le dita e sento che la punta è tonda, un po’ consumata; il dietro un po’ scheggiato, qualche ammaccatura sulla lacca…
senza pensarci troppo, lo annuso, ci gioco...
Rimani con gli occhi chiusi e ascolta:
Chi mi conosce a volte si lamenta del fatto che per me le cose sono o bianche o nere. In effetti, qualche mio collega potrebbe dire: «Se cerchi un consiglio netto, o bianco o nero, vai da Randy. Ma se cerchi un'idea o un consiglio che abbia una qualche sfumatura, non è lui la persona giusta». Okay. Ammetto di essere colpevole, e da giovane ero peggio. Dicevo che la mia scatola di pastelli conteneva solo due colori: bianco e nero. Credo sia questo il motivo per cui mi piace l'informatica, perché quasi tutto o è vero o è falso. Invecchiando, però, ho imparato a capire che una buona scatola di pastelli ha più colori. Ma penso ancora che se si vive la vita nel modo giusto, il bianco e nero si consumeranno prima degli altri colori. In ogni caso, qualsiasi sia il colore, amo i pastelli. Alla mia ultima lezione ne avevo portati centinaia. Volevo che tutti ne avessero uno quando avrebbero lasciato l'auditorium, ma quelli alla porta si sono dimenticati di distribuirli. Peccato. La mia idea era questa: mentre parlavo dei sogni dell'infanzia, avrei chiesto a tutti di chiudere gli occhi e sfregare il pastello tra le dita -per sentirne la consistenza, la carta, la cera. Poi avrei detto di portare i pastelli al naso per annusarli. L'odore di un pastello riporta all'infanzia, non è cosi? Una volta ho visto un collega fare una cosa simile con i pastelli con un gruppo di persone, e l'ho trovata un'idea ispirata. Infatti, da allora, ho portato spesso con me un pastello nel taschino della camicia. Quando ho bisogno di tornare indietro nel tempo, mi faccio un'annusata. Ho un debole per il pastello nero e per quello bianco, sono fatto cosÌ. Ma tutti i colori hanno la stessa potenza. Annusateli. Vedrete.("L’ultima lezione" di Randy Pausch)

Apro gli occhi meravigliosamente confusa
Ora ho un pastello azzurro tra le mani…
e vedo che c’è ancora un bel po' di colore da usare!
...e, ormai si sa,
a me non piace aspettare! eheh
