La maggior parte di noi si porta dentro, da sempre, un viaggio, che non è una semplice visita, ma un sogno. E va crescendo a poco a poco, costruendosi una delicata architettura. E’ un’amabile malinconia, che sviluppiamo con un complicato processo: senza voli aerei, senza tempo, senza soldi. Dalle palpebre verso dentro.
Un viaggio di questo tipo si alimenta di letture, cartoline illustrate, carte geografiche, ortografie, persone che arrivano con delle notizie, avventure vissute da altri e di cui uno si sente partecipe, nell’oscurità di una sala cinematografica o a casa, soli davanti al televisore.
Un pezzetto dopo l’altro prende forma il paesaggio che si riproduce una realtà che non si può toccare, ma forte come il vincolo che unisce il corteggiatore alla sua amante segreta. Credo sia una sorta di pellegrinaggio che ha a che vedere con il luogo a cui, per motivi misteriosi, sentiamo di voler appartenere
(da “Amor America” di M.Torres)
Perle di saggezza popolare (grazie a Venessia.com)
Io vado...
Discover Modena City Ramblers!
venerdì 21 settembre 2007
lunedì 9 luglio 2007
NOVECENTO - Alessandro Baricco
"Non è quel che vidi che mi fermò/
E' quel che non vidi/
Puoi capirlo, fratello?, é quel che non vidi... lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne/
C'era tutto/
Ma non c'era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo/
[...]
Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio."
Per chi l'ha letto, e per chi l'ha vissuto...
Bless you!
VA' DOVE TI PORTA IL CUORE
Nel frattempo però le idee hanno continuato a girovagare: ho letto libri, ascoltato musica e visto nuovi film..
Va' dove ti porta il cuore - Susanna Tamaro
Questo è il libro che da tempo aspettavo di leggere.. fa parte di quelli che uno mette sullo scaffale, perché, alla prima occasione buona, sia il primo da tirar fuori. Poi passano i giorni, il tempo per leggere è sempre poco e, accanto a lui, prendono posto altri libri, tutti degni di nota, quelli che magari ti hanno colpito per una frase, quelli che qualcuno ti ha segnalato, quelli di cui hai letto la recensione e te ne sei innamorato.. insomma, quel povero libro torna ad essere "uno dei tanti"!
E così passano i giorni, i mesi e, in questo caso, anche gli anni...
Ma l'occasione buona è arrivata! Un giorno, alla ricerca di un buon libro, ho visto questo ed ho deciso di seguire quell'istinto, quello di sempre insomma.. quel "va' dove ti porta il cuore" non poteva essere ignorato!
L'ho letto d'un fiato: 165 pagine che scorrono veloci, un unico lungo testamento di grande sensibilità, di una bellezza quotidiana e di una profondità singolare. Piccole e semplici metafore, la vita di tutti i giorni usata per parlare di esperienze dolorose e di ricordi emozionanti; il tentativo commovente di salutare qualcuno e di liberarsi di quel peso sul cuore quando si ha la sensazione di non aver fatto abbastanza, quando ci si sente sbagliati e colpevoli.
L'ho trovato splendido da questo punto di vista!
La cosa più straordinaria è che nei momenti più frizzanti, quelli in cui ti vien voglia di sorridere, ti accorgi di sentire l'amaro in bocca, una sensazione triste accompagnata dalla piacevolezza dell'immagine che ha creato dentro di te.
Ci sono passaggi che mi sono rimasti impressi, soprattutto perché, sempre, ho sentito un'affinità tra quello che c'era scritto e quello che avevo vissuto personalemente.. e ogni volta mi ripetevo: "Quanto è vero tutto questo!"
«Ciò che dovevi dire alla persona cara resta per sempre dentro di te; lei sta là, sotto terra, e non puoi più guardarla negli occhi, abbracciarla, dirle quello che non le avevi ancora detto. [...] Per avere a lungo vissuto e aver lasciato dietro di me tante persone, so ormai che i morti pesano non tanto per l'assenza, quanto per ciò che - tra loro e noi - non è stato detto»
Quanto è vero questo?
Quante volte capita?
Troppo tardi per dire quello che si avrebbe sempre desiderato dire... troppo tardi per l'ultimo saluto, troppo tardi per un "Grazie", troppo tardi per dire che gli si è voluto bene davvero..
Il tempo passa, alcune ferite le guarisce.. ma quel rimorso pesa sempre.
«Il Caso. Una volta il marito della signora Morpurgo mi ha detto che in ebraico questa parola non esiste. Per indicare qualcosa di relativo alla casualità sono costretti a usare la parola azzardo che è araba. È buffo, non ti pare? È buffo ma anche rassicurante: dove c'è Dio non c'è posto per il caso, neppure per l'umile vocabolo che lo rappresenta. Tutto è ordinato, regolato dall'alto, ogni cosa che ti accade, ti accade perché ha un senso. Ho sempre provato una grande invidia per quelli che abbracciano questa visione del mondo senza esitazioni, per la loro scelta di levità. Per quel che mi riguarda con tutta la buona volontà non sono mai riuscita a farla mia per più di due giorni consecutivi: davanti all'orrore, davanti all'ingiustizia ho sempre indietreggiato, invece di giustificarli con gratitudine mi è sempre nato dentro un gran senso di rivolta.»
«Per vedere il destino in tutta la sua realtà devi lasciar passare ancora un po' di anni. Verso i sessanta, quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c'era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l'hai imboccata senza accorgertene, qualcun'altra non l'avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l'hai fatta, sei tornata indietro invece di andare avanti. Il gioco dell'oca, te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo.
Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto da dalla che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.»
«Viste dall'esterno molte vite sembrano sbagliate, irrazionali, pazze. Finché si sta fuori è facile fraintendere le persone, i loro rapporti. Soltanto da dentro, soltanto camminando tre lune con i loro mocassini si possono comprendere le motivazioni, i sentimenti, ciò che fa agire una persona in un modo piuttosto che in un altro. La comprensione nasce dall'umiltà non dall'orgoglio del sapere. Chissà se infilerai le mie pantofole dopo aver letto questa storia? Spero di sì, spero che ciabatterai a lungo da una stanza all'altra, che farai più volte il giro del giardino, dal noce al ciliegio, dal ciliegio alla rosa, dalla rosa a quegli antipatici pini neri in fondo al prato. Lo spero, non per elemosinare la tua pietà, né per avere un'assoluzione postuma, ma perché è necessario per te, per il tuo futuro. Capire da dove si viene, cosa c'è stato dietro di noi è il primo passo per poter andare avanti senza menzogne. Questa lettera avrei dovuto scriverla a tua madre, invece l'ho scritta a te. Se non l'avessi scritta per niente allora sì che la mia esistenza sarebbe stata davvero un fallimento. Fare errori è naturale, andarsene senza averli compresi vanifica il senso di una vita. Le cose che ci accadono non sono mai fini a se stesse, gratuite, ogni incontro, ogni piccolo evento racchiude in sé un significato, la comprensione di se stessi nasce dalla disponibilità ad accoglierli, dalla capacità in qualsiasi mo mento di cambiare direzione, lasciare la pelle vecchia come le lucertole al cambio di stagione. [...]
Capisci? Trovare scappatoie quando non si vuol guardare dentro se stessi è la cosa più facile al mondo. Una colpa eterna esiste sempre, è necessario avere molto coraggio per accettare la colpa - o meglio, la responsabilità - appartiene a noi soltanto. Eppure, te l'ho detto, questo è l'unico modo per andare avanti. Se la vita è un percorso, è un percorso che si svolge sempre in salita.»
Vivere...
«Per essere forti bisogna amare se stessi; per amare se stessi bisogna conoscersi in profondità, sapere tutto di sé, anche le cose più nascoste, le più difficili da accettare. Come si fa a compiere un processo del genere mentre la vita con il suo rumore ti trascina avanti? Lo può fare fin dall'inizio soltanto chi è toccato da doti straordinarie. Ai comuni mortali, alle persone come me, come tua madre, non resta altro che il destino dei rami e delle bottiglie di plastica. Qualcuno - o il vento - a un tratto ti butta nel corso di un fiume, grazie alla materia di cui sei fatto invece di andare a fondo galleggi; già questo ti sembra una vittoria e così, subito, cominci a correre; scivoli svelto nella direzione in cui ti porta la corrente; ogni tanto, per un nodo di radici o qualche sasso, sei costretto a una sosta; stai lì per un po' sbatacchiato dall'acqua poi l'acqua sale e ti liberi, vai ancora avanti; quando il corso è tranquillo stai sopra, quando ci sono le rapide vieni sommerso; non sai dove stai andando né mai te lo sei chiesto; nei tratti! più quieti hai modo di vedere il paesaggio, gli argini, i cespugli; più che i dettagli, vedi le forme, il tipo di colore, vai troppo svelto per vedere altro; poi con il tempo e i chilometri, gli argini si abbassano, il fiume si allarga, ha ancora i bordi ma per poco. «Dove sto andando?» ti domandi allora e in quell'istante davanti a te si apre il mare.Lasciarsi la libertà...
Gran parte della mia vita è stata così. Più che nuotare ho annaspato. Con gesti in sicuri e confusi, senza eleganza né gioia, sono riuscita soltanto a tenermi a galla. [...]
Ti ricordi quando ti insegnavo a cucinare le crepes? Quando le fai saltare in aria, ti dicevo, devi pensare a tutto tranne al fatto che devono ricadere dritte nella padella. Se ti concentri sul volo puoi stare certa che cadranno accartocciate, oppure si spiaccicheranno diretta- mente sul fornello. È buffo, ma è proprio la distrazione che fa giungere al centro delle cose, al centro del loro cuore.»
«Ilaria, mi dicevo, somiglia ad un contadino che, dopo aver piantato l'orto e aver visto sbucare le prime piantine, viene preso dal timore che qualcosa possa nuocere loro. Allora, per proteggerle dalle intemperie, compra un bel telo di plastica resistente all'acqua e al vento e glielo sistema sopra; per tenere lontani gli afidi e le larve, le irrora con abbondanti dosi di insetticida.
E' un lavoro senza pause il suo, non c'è momento della notte e del giorno in cui non pensi all'orto e al modo di difenderlo. Poi una mattina, sollevando il telo, ha la brutta sorpresa di trovarle tutte marcite, morte. Se le avesse lasciate libere di crescere, alcune sarebbero morte lo stesso, ma altre sarebbero sopravvissute. Accanto a quelle da lui piantate, portate dal vento e dagli insetti ne sarebbero cresciute delle altre, alcune sarebbero state erbacce e le avrebbe strappate, ma altre, forse, sarebbero diventate dei fiori e con le loro tinte avrebbero rallegrato la monotonia dell'orto. Capisci? Così vanno le cose, ci vuole generosità nella vita: coltivare il proprio piccolo carattere senza vedere più niente di quello che sta intorno vuol dire respirare ancora ma essere morti.»
Va' dove ti porta il cuore!
«E adesso, pecorella, dove sei? Sei laggiù adesso mentre scrivo, tra i coyote e i cactus; quando starai leggendo con ogni probabilità sarai qui e le mie cose saranno già in soffitta. Le mie parole ti avranno portato in salvo? Non ho questa presunzione, forse soltanto ti avranno irritata, avranno confermato l'idea già pessima che avevi di me prima di partire. Forse potrai capirmi soltanto quando sarai più grande, potrai capirmi se avrai compiuto quel percorso misterioso che dall'intransigenza conduce alla pietà.
Pietà, bada bene, non pena. Se proverai pena, scenderò come quegli spiritelli malefici e ti farò un mucchio di dispetti: Farò la stessa cosa se, invece di umile, sarai modesta, se ti ubriacherai di chiacchiere vuote invece di stare zitta. Esploderanno lampadine, i piatti voleranno giù dalle mensole, le mutande finiranno sul lampadario, dall'alba a notte fonda non ti lascerò in pace un solo istante.
Invece non è vero, non farò niente. Se da qualche parte sarò, se avrò modo di vederti, sarò soltanto triste come sono triste tutte le volte che vedo una vita buttata via, una vita in cui il cammino dell'amore non è riuscito a compiersi. Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possa fare.
Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chiòma la linfa scorre a stento. Radici e chioma: devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.
E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fidu ciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza far ti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.
Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta.»
venerdì 11 maggio 2007
IL MONDO CHE VERRA'
Anzi, dopo quasi un mese dall'inaugurazione, ora è come se questo blog lo sentissi finalmente mio. Dopo una prima, impulsiva, scelta di aprirne uno, una sola domanda si ripeteva infinite volte nella testa: Cosa scrivo?
Ecco, ora ho deciso!
Sarà uno spazio aperto ai libri, alla musica e ai film.. ultime scoperte e nuove riscoperte; e poi notizie, racconti, viaggi, esperienze.. tutto quello che potrò far confluire in "Going around.. the world and the mind"
Il titolo di questo primo, effettivo, blog non è casuale: rappresenta una serie di coincidenze che in quest'ultima settimana, una dopo l'altra, mi hanno fatto pensare a "Il mondo che verrà"..
Il mondo che verrà - il libro
Questo è il titolo dell'ultimo libro che ho letto, 345 pagine in 2 giorni! No, non è che fosse quel mondiale capolavoro che si divora in 2 giorni perché non si riesce a fermarsi, perché pagina dopo pagina scendi nell'abisso della storia e non sei più capace di risalire.. non è proprio per questo.
Comunque, meglio iniziare dal principio..
Tutto nasce un giorno, il 2 aprile, quando, vagabondando per Treviso alla disperata ricerca di farmi sistemare il mio cellulare, sono finita di fronte ad una libreria; e come sempre accade in questi casi, presa dalla curiosità, decido di entrare per vedere che c'è di nuovo. Saltellando con gli occhi qui e lì, cogliendo qualche particolare di copertina, qualche parola del titolo, qualche nome d'autore, capita sempre che finisco di fronte ad uno, uno solo, che più degli altri mi cattura l'attenzione. Molto spesso non c'entrano disegni, o autori famosi, o titoli strani... di solito succede sempre che tra tutti, non sai perché, ma uno è lì che ti chiama.
Questo ha una copertina particolare, sì, lo ammetto. E anche il titolo non è male.. ma, dopo un primo sguardo ho deciso in ogni caso di non ascoltare quel primo istinto e ho continuato a vagabondare.. alla fine, dopo una mezz'oretta, sono tornata lì! Ho dato una sbirciata all'inizio, ho letto la biografia dell'autrice (Dara Horn, americana, contemporanea) ed ho deciso di prenderlo!
Nei 2 giorni successivi, all'università è successo di tutto: attese interminabili ai ricevimenti dei prof e ritardi indescrivibili dei treni hanno fatto sì che mi divorassi questo romanzo in stile yiddish.
La storia mi aveva intrigata fin dall'inizio, anche se in alcune parti l'ho trovato un po' pesante, un po' lento.. in ogni caso, nei pochi momenti in cui non ce l'avevo tra le mani mi chiedevo cosa sarebbe successo a Ben, chi fosse veramente questa Erica, che fine avrebbe fatto Chagall..
Arrivata all'ultima riga, l'ho chiuso e, tenendolo un po' tra le mani, continuavo a cercare di codificare le emozioni che si dibattevano dentro. Con mia grande sorpresa, non riuscivo a capire se mi era piaciuto tanto o se non l'avessi proprio digerito.. strano eh? Un libro o piace o non piace, le vie di mezzo non mi hanno mai entusiasmata troppo. Sono rimasta con questa strana sensazione per molti giorni, non riuscendo a decidere.. alle domande degli altri rispondevo vaga "Sì, beh, è bello.. anche se forse manca qualcosa, però è intrigante! .. Sì, forse a volte si perde un po' .. Non so.. " Odio queste risposte! Perché solitamente quando qualcuno fa così il vago, penso che il libro in realtà sia un cesso!
Beh, ora, dopo 2 settimane posso dire che questo libro mi è piaciuto! Forse semplicemente l'ho letto troppo in fretta..
Succede come quando hai tanta fame: al trovarti di fronte qualcosa da sgranocchiare, te lo ingoi d'un fiato, convinto di poter soddisfare quel tuo bisogno impellente. E invece poi, appena l'hai finito, rimani un po' deluso, te lo aspettavi più buono, più caldo, più grande e soprattutto, hai sempre ancora un sacco di fame! Al contrario, se uno sa godersi ogni piccolo bocconcino, arriva allla fine che se l'è gustato tutto, ne ha sentito ogni piccolo particolare ed ora riconosce che quel suo desiderio (perché non si trattava di un bisogno, era semplicemente un desiderio) è stato esaudito.
E forse così è capitato anche a me. Per arrivare alla fine, per non mollare un secondo, sono corsa via con gli occhi, perdendomi quella bella sensazione di farsi catturare dall'atmosfera, di sfidare le parole, di scavare a fondo e penetrare la superficie..
In ogni caso, ora lo posso dire: il libro mi è piaciuto!
Il mondo che verrà - la musica
Quella serie di coincidenze di cui parlavo prima, era solo all'inizio!
Sabato 5 maggio, con mia grande sorpresa, ad un mese esatto dal mio compleanno, è arrivato un altro, inaspettato (ma molto desiderato) regalo: l'ultimo cd di Dolores O'Riordan "Are you listening?".
Dopo quasi 4 anni di silenzio, questo disco da solita sarebbe stato l'inizio di un nuovo corso, diciamo ancora che sarebbe stato la prima alba de il mondo che verrà!
L'ho ascoltato d'un fiato, prima di addormentarmi, e mi son fatta cullare dalle note, dalla sua inconfondibile voce, ma soprattutto dalle parole!
Il primo ascolto per me è un vero e proprio rito: nessun testo fra le mani, ma solo l'abbandono totale alla musica! C'è sempre qualcosa, una frase, un passaggio che ti resta in mente.. molte parole sfuggono, molte passano via, ma alcune ti restano impresse nella mente, come As a new day dawns, the darkness moves away and I will wait for you.. eccolo il passaggio che nella mia testa si è trasformato nel mondo che verrà, una cosa piccola piccola, una sensazione, un'emozione direi, difficile da spiegare e spiegarsi..
Inutile dire, in ogni caso, che il cd è davvero molto bello.. un bel ritorno alle origini per un nuovo inizio!
E qui mi è d'obbligo dire anche... Grazie Fede! e lei sa perché! ;)
Il mondo che verrà - le notizie
9 maggio - Corriere della Sera - In Ulster è pace tra protestanti e cattolici

E' questo il titolone a pagina 17, accompagnato dalla foto di due dei personaggi chiave di questo mondo che verrà: Ian Paisley e Martin McGuinness.
Un nuovo governo in Irlanda del Nord ha fatto sì che anche qui si potesse parlare di un nuovo inizio! Dopo secoli di lotte, innumerevoli vittime (dall'una e dall'altra parte), radicati pregiudizi e rabbiose vendette, qualcosa è cambiato!
Tutto è cominciato un po' di tempo fa, nel 1998, quando un nuovo corso di storia irlandese si poteva intravedere, anzi, forse ancora solo immaginare! Da allora sono stati fatti passi avanti, nuovi accordi, nuove promesse, nuove vendette accompagnate da vecchie rivendicazioni.. cambiavano le firme, cambiavano i protagonisti, ma i problemi rimanevano gli stessi: insofferenze, intolleranze, insicurezze.
Ma io ci ho sempre creduto! Ho sempre saputo che un giorno, tutto questo sarebbe finito!
Certo, le cose non si possono considerare risolte ora! Non basta un governo di coalizione per sistemare la questione irlandese, non sono sufficienti le promesse se non sono seguite dai fatti.. ma ogni lunga marcia comincia sempre con un piccolo passo, diceva Mao. Cattolici e protestanti vivono ancora lontani, divisi; molti sono ancora arrabbiati, le ferite sono ancora troppo fresche per poterle non sentire più bruciare, ma è sempre così che si continua, con un altro, piccolo ma significativo, passo!
Go n-éirí leat!
Il mondo che verrà - l'università
Ed ecco l'ultimo, piccolo tassello.. la mia tesi!
Edna O'Brien, scrittrice contemporanea irlandese, sarà la protagonista del mio piccolo mondo che verrà.. e anche se è ancora troppo presto per dire altro, posso per ora dire che mi sto preparando e che qualcosa accadrà!
Un grazie alla mia Fe' e un grazie al destino, che ha voluto regalarmi altre 2 piccole ma splendide sorprese.. vedremo cosa ne verrà fuori.
Beannacht Dé leat!
venerdì 13 aprile 2007
Starting
Ancora non ho capito bene come funzioni tutto questo ma non credo avrò bisogno di imparare troppe cose.. userò il minimo indispensabile! ;)Beh, ora che ho aperto le danze, mi ributto sulle mille cose che ancora mi restano da fare in questa splendida giornata di sole!
Bless you!
I have a dream...
Oggi, per dare vita a questo blog, voglio cominciare così... diamo voce a Martin Luther King:
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. Ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. Ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!. Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza.
da "I have a dream" discorso del rev. Martin Luther King, 28 agosto 1963
