La maggior parte di noi si porta dentro, da sempre, un viaggio, che non è una semplice visita, ma un sogno. E va crescendo a poco a poco, costruendosi una delicata architettura. E’ un’amabile malinconia, che sviluppiamo con un complicato processo: senza voli aerei, senza tempo, senza soldi. Dalle palpebre verso dentro.

Un viaggio di questo tipo si alimenta di letture, cartoline illustrate, carte geografiche, ortografie, persone che arrivano con delle notizie, avventure vissute da altri e di cui uno si sente partecipe, nell’oscurità di una sala cinematografica o a casa, soli davanti al televisore.

Un pezzetto dopo l’altro prende forma il paesaggio che si riproduce una realtà che non si può toccare, ma forte come il vincolo che unisce il corteggiatore alla sua amante segreta. Credo sia una sorta di pellegrinaggio che ha a che vedere con il luogo a cui, per motivi misteriosi, sentiamo di voler appartenere

(da “Amor America” di M.Torres)

Perle di saggezza popolare (grazie a Venessia.com)

Io vado...

...nella mia nuova casa

Visualizzazione post con etichetta kennedy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta kennedy. Mostra tutti i post

lunedì 3 novembre 2008

Vendesi biglietti

Mi sono presentata al cancello anch’io, con il mio biglietto per il mondo; ma mi hanno rimandato indietro perché avevo il biglietto sbagliato: il mio posto non c’è.
Posso scegliere tra le tribune verdi ed urlare contro la TAV, gli animali rinchiusi nello zoo e la ricerca genetica sulle cavie da laboratorio.
Oppure posso andarmi a sedere in quelle rosse, purché urli che tutti hanno diritto ad un pezzo di pane.
Posso sempre scegliere la tribuna nera a patto che porti con me un manganello ed insulti i neri che, SI SA, non lavorano; i gialli che, SI SA, rubano lavoro; e quelli dell’est che, SI SA, sono la causa della malavita, sono la causa dell'incrementano della droga, della mafia e della prostituzione.
Ma posso sempre scegliere le poltrone candide di chi crede che le preghiere mettano fine alle guerre e che miracolosamente diano da mangiare alla tre quarti del mondo che al momento non ne ha. Dovrei solo indossare una stola d’oro e bere su calici d’argento.
Ma, volendo, mi resta sempre un arcobaleno di altre sedie, purché memorizzi bene ciò che devo dire e ciò in cui devo credere.


Il mio biglietto non c’è… ma fuori dalla porta mi trovo piena di gente che mi vorrebbe vendere il suo, appiopparmi bandiere e slogan da ripetere.

Non ci entro con i biglietti degli altri! Voglio il mio: fronte palco, sull’erba… lì il concerto si sente e si vede meglio; sono in piedi e posso dire quel che voglio.

Davanti a questo stadio ci sono un numero infinito di persone che macina parole ed accuse; gente arrabbiata, stanca, delusa, nauseata… ma tutti hanno il loro biglietto, ognuno col suo colore, ognuno con la sua bandiera.


Passeggio avanti e indietro finché non incontro qualcuno, con la giacca colorata e le mani libere. Si chiama Massimo Gramellini e per la prima volta le sue parole mi fanno tirare un sospiro di sollievo.

"Invidio i dichiaratori assertivi, modello Capezzone o Sabina Guzzanti: sembrano sempre così convinti di indossare le ragioni del bene, contrapposte a quelle del male. Io sono pieno di dubbi, accidenti. Ammiro chi aderisce in toto a uno schieramento o a un’ideologia, condividendone i valori e gli interessi, e giustificandone i vizi con la motivazione tifosa che gli altri fanno peggio
…Io non ci riesco. Sono infastidito dalla volgarità del centrodestra, però mi dà ai nervi la supponenza del centrosinistra. Penso che bisognerebbe dimezzare il numero degli insegnanti e raddoppiare invece i loro stipendi. Ritengo il lavoro precario una forma di schiavitù, ma non appoggio un sindacato che in nome della giustizia sociale finisce per proteggere ingiustamente i furbi e gli scansafatiche
…Sono felice che esista Saviano, ma i libri sulla realtà mi angosciano e per capire davvero come funziona il mondo preferisco rifugiarmi nel linguaggio simbolico della fantasia."

C’è di più.
Domani l’America decide il futuro dell’intero mondo… è incredibile come questo dipenda solo da una crocetta… è come il gioco del tris: l’importante è mettere la crocetta nel punto giusto!
Io resto esterrefatta dall’inconsistenza della Palin e dall’ostentazione nazionalista di McCain; voterei Obama tutta la vita anche se dall’inizio della sua campagna continuo a chiedermi quanta fatica si faccia a fare il secondo Kennedy e quanta speranza ci sia nel poterlo essere davvero.

Inorridisco davanti a quelli seduti nella tribuna nera che sono convinti che la cultura per pochi sia l’unica soluzione per recuperare i soldi buttati finora (e quei pochi, guarda caso, coincidono con quelli che possono pagare), ma mi infurio davanti a chi predica la lotta contro i “baroni” ma poi ti dice che certe cose non si possono cambiare...
Certo, se comprassi il biglietto giusto… eh... forse... forse qualcosa si potrebbe fare!!


Io credo in Kennedy e in quelle sue enormi parole: non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi; chiedetevi invece cosa potete fare voi per il vostro paese e condivido con lui che il conformismo è il carceriere della libertà e il nemico della crescita. A volte mi piacerebbe che ci fosse qualche Kennedy… oggi, qui…
Porto tatuata nel cuore la frase di Che Guevara che ricorda che siamo realisti, esigiamo l'impossibile... e sono convinta che Gandhi non sbagliava quando diceva che ognuno deve diventare il cambiamento che vuole vedere avvenire nel mondo.
Condivido un sogno di un pastore nero ammazzato da un fanatico perché credo nelle differenze e nella loro ricchezza ma non mi piacciono i luoghi comuni e le prese di posizione a priori.

Sono un’idealista utopica, sì… mi guardo le mani e le vedo libere; mi guardo i polsi e non li vedo insanguinati da quei fili invisibili e taglienti che mi rendono protagonista di uno spettacolo vecchio e banale. O almeno, mi auguro che un giorno, riguardandomi indietro, io riesca a riconoscere che ognuno di quei fili, se c'è, è stato annodato da me, per le mie idee e con le mie idee.

siamo solo noi…



...e io ho la testa parecchio dura!!ehehhh

martedì 29 gennaio 2008

I feel change in the air

Voglio ritagliarmi qualche minuto per dare un occhio al di là dell’oceano e guardare all’America, impegnata nelle primarie, nella lunga e impegnativa corsa per la Casa Bianca. Ho seguito con attenzione ogni passaggio, con un occhio sui discorsi e i confronti televisivi e un altro sui programmi di ciascuno… è qualcosa di straordinario, non si può negare!
Tra tutti, l’interessamento maggiore va ai candidati più quotati: Barack Obama e Hillary Clinton, perché nelle loro parole, si può iniziare a leggere qualche cenno al futuro dell’America. Finora hanno duellato ad armi pari… fino a questo momento, infatti, la corsa, pur combattuta e un po’ convulsa, era rimasta nella normalità. Tutto questo fino a ieri, quando, cioè, Ted Kennedy è salito davanti ai sostenitori di Barack Obama per fare un discorso che ha tutte le caratteristiche per essere ricordato come il discorso che ha risvegliato l’America.

"I feel change in the air. […] I'm proud to stand with him here today and offer my help, offer my voice, offer my voice, offer my energy, my commitment, to make Barack Obama the next president of the United States. […] I remember another such time, in the 1960s, when I came to the Senate at the age of 30. We had a new president who inspired the nation, especially the young, to seek a new frontier. Those inspired young people marched, sat in at lunch counters, protested the war in Vietnam and served honorably in that war even when they opposed to it" Queste, le parole di Ted Kennedy, fratello di due grandi presidenti, John e Bob.

Comunque proceda la campagna di Obama, queste parole fanno tremare il cuore.

Parlare di Kennedy, in tutto il mondo, significa parlare di futuro, di cambiamento, di apertura, di progetto. Ma parlare di Kennedy, in America, significa risvegliare un’emozione che rimane profondamente radicata nei cuori degli americani. Kennedy, nonostante alcune contraddizioni, ha rappresentato il mito: quello che tutti vorrebbero ascoltare in una campagna elettorale, quello che tutti vorrebbero riconoscere come il proprio presidente. Io, pur non essendo americana, questa emozione la sento! Rivivo quello che quest’uomo ha rappresentato, nella storia e nella politica… in America e nel mondo.


La famiglia Kennedy, aveva sostenuto in passato altri candidati (tra l’altro, senza troppo successo), ma quest’anno, questo discorso ha un sapore diverso… Obama, sin dall’inizio, è stato riconosciuto l’uomo del cambiamento, la rottura con il passato ed il tramite con il futuro.

Che possa essere davvero il nuovo Kennedy?

“and so, my fellow Americans, ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country”

Mah, è davvero una grande responsabilità!

 

blogger templates | Make Money Online