La maggior parte di noi si porta dentro, da sempre, un viaggio, che non è una semplice visita, ma un sogno. E va crescendo a poco a poco, costruendosi una delicata architettura. E’ un’amabile malinconia, che sviluppiamo con un complicato processo: senza voli aerei, senza tempo, senza soldi. Dalle palpebre verso dentro.

Un viaggio di questo tipo si alimenta di letture, cartoline illustrate, carte geografiche, ortografie, persone che arrivano con delle notizie, avventure vissute da altri e di cui uno si sente partecipe, nell’oscurità di una sala cinematografica o a casa, soli davanti al televisore.

Un pezzetto dopo l’altro prende forma il paesaggio che si riproduce una realtà che non si può toccare, ma forte come il vincolo che unisce il corteggiatore alla sua amante segreta. Credo sia una sorta di pellegrinaggio che ha a che vedere con il luogo a cui, per motivi misteriosi, sentiamo di voler appartenere

(da “Amor America” di M.Torres)

Perle di saggezza popolare (grazie a Venessia.com)

Io vado...

...nella mia nuova casa

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domenica 30 novembre 2008

Stacca la spina... Staccala!


PLAY

E' una corsa. Girare la testa e sorridere a chi sta dietro; mettersi a due centimentri di ruota da chi ti sta davanti, appoggiare il respiro sulla sua bisaccia per sentire che c'è. O vedersi ultimi, con la strada che corre più veloce di te.... vedersi sempre più lontani e farsi accarezzare dall'idea di accelerare.

E poi, in un momento, sentirsi bene lì, indietro, scarsi, stanchi... ultimi! Lontani dal fruscio degli altri e sentire solo i pedali, solchi nella neve.
Guardarsi attorno e pensare di essere in un sogno...
rallentare...
ascoltare i muscoli...

dare il ritmo giusto alle ruote...




REWIND

I ricordi balbettano fotografie che appaiono disordinate.


Accendo l'incenso e mi lascio guidare tra le parole, tra quelle fotografie.
Rivedo quel bacio
Risento quel sorriso... quasi riesco a risentire il gusto di quel gelato



e ricordo quel viaggio di tanti anni fa...
rivedo le luci sul foro, risento il profumo della carbonara calda, ritrovo le telefonate e le parole.
Risento i piedi stanchi appoggiati alla panchina di Santa Sabina... rivivo quell'aria di casa, lontana chilometri e chilometri dalla mia... quell'aria calda che inaspettatamente ogni tanto riappare, lieve.

Libero, sorridente
ripensandoti
come foglia al vento
carico di profumi

(da "Stacca la spina" di G. Barbarotta)


Il treno ha chiuso le sue porte e il mio viaggio continua; qui; nelle telefonate veloci, negli itinerari tra il vino e le statue ammaccate dal tempo. Il mio viaggio continua nel silenzio di quelle parole che si perdono tra i vicoli nascosti dei ricordi.
Il tuo è ricominciato, nel mio silenzio e nei tuoi sorrisi... so che risentirò quel fischio passarmi accanto, sorridermi, svegliarmi.




FAST FORWARD

Tornerò lassù, un giorno.
Riappoggerò i piedi su quella panchina per fischiare anch'io; e risvegliare la grande città.



PAUSE
Il mio cuore è come una nube,
vuole vagare in mezzo al cielo.

Aperti gli occhi verso la terra
vuol sorridere come l'alba.
Il sorriso s'unisce alle nubi,

il sorriso vaga per l'aria:
sorriso d'aurora, sorriso di fiore
si spande per il giardino.
Il mio cuore s'innalza in cielo
vuole fiorire come l'aurora.

(da "Sissu" di R. Tagore)




Ero irritabile, instabile, soggetto a troppi alti e bassi. Gli dissi che mi sembrava di guardare il mondo attraverso un caleidoscopio: una piccola mossa e tutto appariva verde; ancora un leggero tocco e tutto era rosso, poi nero e poi oro. Volevo fermare il caleidoscopio, così che tutto restasse d’un colore. Volevo mettere fine agli alti e bassi, che tutto fosse pari.

(da “Un altro giro di giostra” di Terzani)



Uno è che non sono ancora riuscito ad avere un rapporto giusto col tempo e a considerare il mio tempo come tempo per gli altri al modo in cui faceva il Swami. Mi piacerebbe tanto arrivarci!
L'altro problema è che continuo a identificare la pace interiore con la solitudine, la mia armonia col vivere in un eremo in montagna. La lontananza dal mondo è ancora una condizione necessaria del mio stare in equilibrio. E questo è un segno che ho ancora molto da lavorare. Per questo ho cominciato da poco a fare un esercizio che i tibetani, i sufi e tanti altri hanno fatto per secoli. Disteso per terra guardo il cielo. Contro l'azzurro si muovono, leggere, delle nuvole. Ne fisso una, la seguo, mi ci identifico. Presto divento quella nuvola e, come quella nuvola, senza peso, senza pensieri, senza emozioni, senza desideri, senza resistenza, senza direzione mi lascio andare nell'immenso spazio del cielo. Non ci sono sentieri da seguire, non una meta da raggiungere. Semplicemente vagare, aleggiare, vuoto come la nuvola. E come la nuvola cambio forma, prendo tante forme, poi divento evanescente, mi disfaccio, scompaio. La nuvola non c'è più. lo non ci sono più. Resta solo la coscienza, libera, senza legami, una coscienza che si espande. Ho cominciato a fare quest'esercizio sul mio crinale sopra lo strapiombo. Ora debbo imparare a farlo dovunque: su un prato nell' Appennino, sulla terrazza della casa a Firenze o al margine di un'autostrada. Se riesco a immagazzinare quel senso di vuoto della materia, così come credo di aver finalmente capito che il silenzio è una dimensione interiore e non fisica, avrò fatto un passo avanti, smetterò di considerare il quotidiano come una piovra dalle mille braccia, il tempo come «mio» e a dover scappare nell'Himalaya per sentirmi in pace. Ci lavoro.

(da "Un altro giro di giostra" di T. Terzani)




Giovane viaggiatore,
dimentica le stanchezze del viaggio,

procedi con coraggio!

Non spegnere nell'anima

la luce del tuo cammino.


(da "Sfulingo" di R. Tagore)




STOP
Quello che volevo dire
e non ho detto

era solo questo:

Attraverso la mia porta

davanti agli occhi

ho visto mille volte

l'universo eterno.
L'eterna intelligenza dello sconosciuto

ogni giorno in tanta semplicità

ha riempito l'intimo del cuore:

non so se potrò dire con parole semplici

questa verità


(da "Balaka" di R. Tagore)




PLAYCi lavoro.

venerdì 21 novembre 2008

E' solo un trasloco

Oggi la mia casa è una conchiglia, di quelle tutte attorcigliate. Dev'essere rotolata male, deve aver preso una botta, qualcuno dev'essersi avvicinato con una scarpa..
oggi è scheggiata..
capita..
oggi sto con la testa sotto..gli occhi vedono il cielo, ma le orecchie non sentono il vento..
oggi ho voglia di non sentire..
a forza di sentire, mi sono ingrassata e mi sto stretta, oggi.

Eppure, stamattina, alle 6, quand'è suonata la sveglia, la mia casa era un albero. Era verde, umida e accogliente. Le foglie scricchiolavano e mi facevano il solletico, stavo in alto, a penzoloni sul ramo più alto con il sedere al sole e il sorriso alle melegrane.

Qualcuno dice che ogni passaggio è una trasformazione: si è trasformata in un'orchidea, dicono.
Qualcuno pensa che si sia solo fermata un attimo e si sia incollata a quella coperta scura, blu..e da lì guardi giù, saluti.
Qualcuno è convinto che stia pagando i conti rimasti in sospeso.
Qualcuno crede che abbia iniziato a vivere, solo ora, solo addesso.
Qualcuno immagina che sia tornata alla terra, che sia di nuovo acqua e spirito.
Qualcuno sa che oggi è il primo giorno del tempo che gli resta..tutto il resto, non si vede..quindi non conta.

Io oggi guardo il cielo da dentro, stretta; ma al coperto..
Oggi non ho voglia di chiedermi, né di pensare, o ipotizzare, o credere, o sapere.
Adesso ho voglia di dare un bacio a mia mamma, trovare la parola giusta per tradurre flying temper, mettere su il cd che mi ha regalato mia sorella per la maturità e flasciar scorrere la matita.


Oggi mi piaccio con la mia casetta scheggiata e con il silenzio intorno.

Intanto mi immagino la casa di domani.. forse tornerò col sedere al sole; o forse sarò in una casa di mattoni con lui, un caminetto e un libro chiuso.

Ma è solo un trasloco.

Mi piacciono i traslochi

mercoledì 12 novembre 2008

Eureka!

E’ una storia lunga… è complicata… è fatta di ieri, e di oggi.
Ci vuole tempo, ci vuole voglia…

Ma al bivio si può scegliere:

La scorciatoia
Non mi piacciono i riassunti, ma ho spesso incontrato persone di fretta… sono quelle che, incontrandoti, ti chiedono “come va?” mentre pensano già a quanto pesi quella borsa, a cosa cucinare a pranzo, a quando potranno iscriversi al corso di nuoto… chi va di fretta ama leggere poche righe e rispondere con poche parole, per poi riprendere la corsa… ecco perché questo “Bignami dei miei pensieri”… che poi, non sono nemmeno i miei…

Occhio però, che a far le scorciatoie, si mette a dura prova il fiato!


I tornanti
Tutto è iniziato lunedì, tra i fumi nebbiosi di un tè bollente… no, anzi, molto prima! Tutto è iniziato con un incrocio e un incontro e un inceppo… non un giorno, non un’ora… ma in… dentro.

Lunedì son tornata a casa tra la nebbia, che già alle 5 del pomeriggio offuscava i passi. La strada è la strada di sempre: ne conosco ogni curva, ogni avvallamento… è come tornare a casa ad occhi chiusi, guidati solo dal ricordo. Sì, la strada la conosco… ma quella nebbia mi confondeva e mi inquietava… mi ricordava un orologio in cui s’infila dentro dell’acqua: il quadrante rimane immerso e le lancette si nascondono… o una bussola smagnetizzata, con il nord che gioca a mosca cieca e cambia e gira, ovunque tu scelga di andare…

Ho chiuso la porta, con uno scatto, ed ho nascosto la chiave per non far entrare quella nebbia dentro casa… mi sono rifugiata nella luce, limpida.

Mi sono fatta una tazza di tè bollente, pensavo fosse per scaldarmi le mani e toglier quel sapore di umidità allo stomaco… ma in realtà mi son ritrovata immersa in quel fumo caldo… a lui ho affidato gli occhi…
Cercavo la nebbia… quella che avevo nervosamente attraversato lungo la strada, quella che ho chiuso con un sospiro di sollievo dietro la porta, lasciandola fuori, fuori da me…

E poi incontro Amelie

Vado a tentoni nella stanza… incontro altre mani che cercano… non credo stiano cercando quello che cerco io, ora… ma poco cambia: siamo tutti ciechi alla ricerca della luce.
Intravedo un bagliore, mi avvicino piano… le mani si sfiorano appena… non credo di poter sfruttare quella luce fioca, basta appena per lui… ma bastano poche parole e in quell’incrocio di mani, mi resta un fiammifero…
lo accendo.

Intorno a me c’è un gran numero di cose, e persone: qualcuno se ne sta appoggiato al muro, in silenzio; qualcuno sta chiacchierando, con altri, lontano da me; qualcuno mi è di fianco e gioca a dare all’ombra, la forma di un alce e di un serpente…
qualcuno se n’è andato: è ad un passo da me, ma la testa guarda altrove, si avvicina ad una porta… forse entrerà e la chiuderà alle spalle… forse potrei seguirlo… è quel che faccio, in effetti.
Mi avvicino, da dietro sorrido, ma non c’è spazio per me, ora. Tutto quello che lo riguarda viene racchiuso nella luce del fiammifero… tutto il resto è fuori, buio, invisibile. Io me ne sto a pochi passi da quella luce e vedo che dentro c’è già parecchia gente… faccio un passo indietro, faccio un cenno con la testa, saluto… ma nel buio non si sente, né si vede…

Mi siedo in silenzio e continuo a guardarmi intorno… il fiammifero si consuma, poco alla volta… e con lui, anche un po’ della mia tristezza… forse finora avevo parlato con le sue ombre sul muro, o forse mi sono fatta ingannare: nel mio immenso gesticolare, non mi sono accorta che quelle ombre, sono le mie… non c’era nessuno: forse stavo parlando con me, con l’ombra di me.
Me ne resto lì un po’, poi mi alzo e torno sui miei passi…

Mi viene in mente una cosa…
Quell’incrocio, quell’incontro, quell’inceppo…
Quel bagliore mi illumina anche la mente… e penso che le parole sono strane, sono strade di altre strade, sono fiumi dentro a mari… impossibile cadere in strade a senso unico: anche quando pensi di aver capito, anche quando dentro di te sai che in vuol dire dentro e solo dentro, vedi un bivio in fondo alla strada…
Come può essere che voglia dire dentro, ma anche senza? Come può essere tutto ed il contrario di tutto? Quindi può essere che io sia dentro, ma mi senta fuori?
In…


Con quel mozzicone di luce che mi resta, mi avvicino al libro e leggo:

Eppure, a volte basta poco per rendersi conto anche del resto..
Tagore, il grande poeta bengalese, lo dice con una semplice similitudine. Una sera è a bordo di una casa galleggiante sul Gange e al lume di candela legge un saggio di Benedetto Croce. Il vento fa spegnere la fiamma e improvvisamente la stanza è invasa dalla luce della luna. E Tagore scrive:

La bellezza era tutta attorno a me,
Ma il lume di una candela ci separava.
Quella piccola luce impediva
Alla bella, grande luce della luna di raggiungermi.


Penso che quel fiammifero ora non mi serve più: mi stavo confondendo tra la sua luce e le sue ombre. Lo spengo e mi faccio guidare dalla luce che mi viene da dentro, la mia.


Non mi piace l'inverno, ma mi piace vedere le foglie nascere, arrossire e salutare. Mi piace sentire il vento cambiare, entrare nelle ossa e inumidirle e raffreddarle e poi bagnarle di sole..
mi piace arrivare e trovare la nebbia, dopo tanto sole. Mi piace intrufolarmi nelle calli senza vedere bene chi mi sta attorno..

però questa nebbia, che arriva d'improvviso, mi offusca i pensieri… mi nasconde i punti alla fine delle frasi e non riesco più a riconoscere i punti esclamativi da quelli interrogativi… tutto si perde un po'…

ma è bello anche per questo! perché si può dondolare sulle parole, si può ipotizzare dove si arriverà o inventare una fine diversa… prima che arrivino sole e neve ad illuminare o ghiacciare.


Riprendo in mano il mio libro, dal punto alla lettera maiuscola… riprendo la mia strada:


La nostra vita quotidiana è piena di piccole luci che ci impediscono di vederne una più grande. Il campo della nostra mente si è ristretto in maniera impressionante. Così come si è ristretta la nostra libertà. Quello che facciamo è soprattutto reagire. Reagiamo a quello che ci capita, reagiamo a quello che leggiamo, che vediamo alla TV, a quello che ci viene detto. Reagiamo secondo modelli culturali e sociali prestabiliti. E sempre di più reagiamo automaticamente. Non abbiamo il tempo di fare altro. C'è una strada già tracciata. Procediamo per quella.
Nell'ashram non era così. Si aveva il tempo di vivere con attenzione ogni momento. Ci si esercitava ad agire, non a reagire; a tenere all'erta la mente, a essere consapevoli di ogni gesto. Delle zanzare mi ronzavano attorno agli orecchi? Facile reagire distrattamente, sovrappensiero, con una manata. Mi costringevo invece a non ucciderle. E mi piaceva.
Sì, l'ashram era, per tanti versi, uno strano posto. Strano certo per me che, abituato da una vita a stare in mezzo alla gente e a scorrazzare per il mondo per raccontarne le storie…

Altri invece sono convinti che noi, solo noi, siamo responsabili di quel che ci succede, perché “fortuna” e “sfortuna” sono il frutto delle nostre azioni in questa o nelle nostre vite precedenti.

Oggi
Ora

Oggi, ora, la felicità è questo caffè, è guardarci dentro ed accorgermi che nei riflessi c’è nascosto uno di quei cosi che volano in aria, a cui ci stanno appesi i coraggiosi, che si fanno trasportare dal vento.


Scelgo di non finirlo tutto, perché l’ultimo goccio non mi va… lo metto da parte e lo berrò dopo.
Scelgo di tornare giù a correggere sfumature di una traduzione

Scelgo di andare a trovare Marta per vedere quel meraviglioso frugoletto che ha iniziato a respirare l’aria del mondo… si starà guardando in giro e sarà felice solo di vedere gli occhi della mamma e le mani del papà… non credo si dispiacerà che le borse stiano andando male, né che i treni sono in ritardo per via dello sciopero…
Scelgo di mandare un pensiero… a quella che sta ancora col naso chiuso, a quello che sta studiando e probabilmente mi sta pure pensando... a quella che probabilmente di me ha visto solo l’ombra e pensa che sia tutto lì… ora è impegnata a guardare il cerchio di luce del suo fiammifero e non mi sente… ma io ci sono. A quello che non è convinto, ma in fondo pensa che un giorno lo vedrà tutto, il buono; a quello che pensa che salvando gli altri salverà se stesso… forse non è vero, ma almeno non se ne sta a filosofeggiare. A quella che sente al di là delle parole e a quella che sta aspettando che arrivi un segnale… spero solo che non ci siano interferenze!

Io sono qui, e sono ora.
Sono nell’eterna contraddizione di ciò che scelgo di. Ma ci sono.


ps
i pensieri in arancione sono pensieri sparsi dal mio taccuino, di questi giorni
quelli in grigio, da "Un altro giro di giostra" di Tiziano Terzani

sabato 18 ottobre 2008

Succede... Basta un secondo

"Daffodil lament" - The Cranberries


Discover The Cranberries!




Succede che...

ad un certo punto la tua scatola di colori cade per terra e si rovesciano sul pavimento migliaia di frammenti d'arcobaleno che scheggiano il vetro sottile del tuo disegno.

nel preciso istante in cui accade vorresti con tutto il cuore essere lontana, a mille miglia di distanza dalla vita.. ma ti ritrovi a stringergli le mani quasi a pregarlo di non farti andare.

qualcosa che assomiglia ad un taglio ai fili su cui eri appesa.. quei fili che hai odiato e che hai pazientemente rosicchiato, ora dopo ora, sfilacciandoli e sperando che si spezzassero.. ma che ora, a terra e con le gambe indolenzite, vorresti che fossero di nuovo lì a tirarti su le braccia e a scegliere per te la direzione dei piedi.

improvvisamente ti senti infinitamente piccola, fragile allo sguardo.. quasi rischiassi di frantumarti quando gli occhi volano sulle dita. Per la prima volta hai la sensazione di essere fatta di sola carne, di sangue che scotta sotto alla pelle. Senti le budella contorcersi in una danza africana.. ogni bastone piantato a terra rimmbommba dentro ai muscoli.

in una briciola di tempo scegli di abbandonarti ad una lacrima... solo una, ti prometti
e poi un'altra, e un'altra ancora.. per scoprire con meraviglia che quei frammenti di colore che se ne stavano nascosti dietro ai tuoi occhi, ora stanno scivolando via.. li accompagni con le mani, come quando pulisci la tavoletta dove hai appena lavato i tuoi calzini consumati.
E così ti ritrovi con la testa nascosta nella sua giacca, con un'inspiegabile voglia di piangere.

proprio quando la lancetta dell'orologio si prepara a percorrere il 52° minuto della mezzanotte, decidi di svuotare la borsa da quei mille pezzetti minuscoli del puzzle.. te li vedi sopra al tavolo, incastrati storti, sottosopra; ti sembrano tanti, tutti identici..
in quel preciso momento percepisci un fremito.. a volte lo chiamiamo stupore.. altre volte, paura.. da dove comincio, se il disegno attaccato alla scatola non ho mai voluto vederlo?


Basta un secondo
Non sai di preciso quando, né perché..
ma succede!

Ed è proprio allora che senti quello che altre volte ti eri semplicemente presa senza troppi pensieri o avevi dato con la leggerezza di cui solo il cuore sa sentirne il peso, quello che adesso ti libera dalla stretta e ti stabilizza il respiro,
quello che ...
e ...



quello, sì! proprio quello! ..un bacio
Basta un secondo
Posted by Picasa

mercoledì 8 ottobre 2008

Una mattina di ordinaria follia

"Marieta monta in gondoea"

Discover Various Artists!



Stamattina odio!!
Odio chi calcia via i sassi dal centro della strada. Che è?! Devi fare ordine?! Quelli non se ne possono star tranquilli un attimo che qualcuno, passando, li deve spostare, muovere, rotolare... non potrebbero dare un calcio alle loro inquietudini invece di farle venire agli altri?!
Odio vedere quella ragazza che pulisce i vetri della porta principale. Sta togliendo le impronte di chi l'ha attraversata, la polvere che se ne stava lì a disegnare ombre, granello dopo granello.
Odio chi mi passa davanti in mensa... "perché stamattina-ero-a-lezione--tra-dieci-minuti-devo-andare-dal-prof--gli-devo-consegnare-un-messaggio-segreto-da-parte-del-Rettore--poi-devo-andare-a-lavorare--e-----ho fame!" Ehi, Superman, io, secondo te, ci son venuta a fare cosa in mensa?! se mi avessi detto che le cose stavano così, mi mettevo anch'io la maglietta di wonderwoman sotto al maglione!!
"..devo passare prima perché me l'ha ordinato il dottore: sindrome di Capitan Uncino! Se non mangio entro mezzogiorno mi parte la sveglia e il coccodrillo mi sente-mi trova-mi raggiunge-mi mangia!"
Odio chi gioca col cellulare e inonda il meraviglioso silenzio che c'è qui fuori con spade, urla e squilli di tromba dal castello di Re Artù. Ehi, Lancillotto! Artù è partito per una grande battaglia, ho sentito che ha bisogno di cavalieri coraggiosi, forti ed astuti... secondo me saresti perfetto! Vai e salva il mondo... ti ricorderò nelle mie preghiere!
Odio questo posto enorme, in cui è impossibile trovare un bagno!! Fino a poco tempo fa facevo lezione in palazzi vecchi dai muri umidi; su pavimenti sconnessi che ballavano al ritmo delle parole dei prof e dei piedi di chi si annoiava; ascoltavo lezioni attorcigliata su scale strette e contorte se arrivavo in ritardo. Facevo la fila di un quarto d'ora per conquistare l'unico bagno che c'era: una scatola con il coperchio che si chiudeva sotto le chiacchiere delle infinite persone che si ritrovavano lì ad aspettare bevendo caffé e copiando appunti. Ci stavo bene in quel posto ondulato, mi piaceva il mal di mare quando stavo sul pavimento... ora è tutto troppo bello, troppo pulito, troppo grande, troppo perfetto!
Sono qui a girare come una biglia in una pista in spiaggia: seguo corridoi su corridoi, sbattendo qua e là, tra chi aspetta di essere ricevuto, chi deve registrare l'esame, chi attacca foglietti in cerca di case, letti e compagni di studio... ecco, quasi quasi, se funziona con le case, provo con il bagno: "Cercasi disperatamente bagno, meglio stanza singola... e magari meglio entro due ore e non entro la fine di ottobre.. non so se riesco a resistere tanto!"
Continuo a rotolare chiedendomi che senso abbia l'ufficio di un prof di archeologia in mezzo al dipartimento di studi storici.. ma! questi, il bagno, ce l'hanno tutti in ufficio?!?!

(
Solo dopo un lungo peregrinare scopro con infinita tristezza che avevo passato una decina di bagni! Non potevo immaginare che ora li facessero con le porte automatiche e delle elegantissime targhette ad indicarne la presenza... io cercavo omini in rosso, appesi sugli stipiti!
Probabilmente con i tagli del governo hanno deciso di licenziare anche loro e sostituirli con un'anonima e minuscola targhetta... O forse gli omini si son rotti di star lì dalla porta! Hanno visto che tutti si sapevano arrangiare da soli e hanno deciso di andare a farsi un giro in barca!
)

Odio gli ascensori con gli specchi: mi mettono ansia perché non so mai dove guardare... mi sembra di approfittare della loro doppia faccia per controllare se i capelli degli altri sono in ordine o sbirciare dove vanno le mani mentre si chiacchiera.
Questo poi, ha lo specchio pure sul soffitto!! Non mi resta altro da fare che concentrarmi sui pulsanti allora... inventerò una spy story: un'incursione del Dipartimento di Archeologia in quello di Studi Storici per liberare quel loro concittadino, intrappolato nei ricordi! O un incontro segreto tra il Dipartimento di Studi sull'Asia Centrale e quello di Slavistica, nascosti nei sotteranei della Biblioteca Umanistica, dove se ne stavano nascosti già da un po' gli Studi d'Arte e Conservazione dei Beni Culturali per disegnari ad occhi chiusi il profilo della Segreteria.. senza sapere che la Portineria era già sulle sue tracce...
ahhhhh..sembro una pazza! Quasi quasi scendo prima e continuo a piedi! Adesso mi viene pure da ridere!!

Odio.. machenneso!!
ci sto bene qui..
Adoro essere in bilico su questo gondolino: tutti in piedi in equilibrio precario.. do la mia moneta a Caronte, il soldo della salvezza.. 50 centesimi per abbandonare il Limbo ed avventurarsi nel magico Inferno!
Adoro girare per queste calli strettissime, arrivare ad un passo dalla una curva a gomito ed esitare un attimo... prima di guardare chi si nasconde dietro l'angolo... scartare un regalo e sbirciare la scatola dal buco che ho fatto nella carta.
Adoro dover fare gincane tra cani vagabondi... provando anche una certa invidia per la loro beata tranquillità, mentre io tengo la borsa, m'appiccico al muro e salto il sacchetto appoggiato al muro
Adoro l'odore che c'è intorno; lo sporco che si deposita tra le pietre.. adoro sentirle così irregolari sotto ai piedi; adoro molleggiare sulle travi di legno mentre gli operai sistemano le tubature in acqua.
Adoro camminare con l'mp3 a volume basso per sentire le vecchiette chiacchierare da un balcone all'altro... vederle passarsi il filo bianco su cui attaccarci magliette colorate. Adoro sentirle sfilare sopra alla testa, filtrarmi una luce sfumata mentre loro attraversano la strada... ecco, passano indisturbate, nemmeno guardano a destra o sinistra, niente traffico... solo una fila ordinata di colori disordinati!
Adoro passare davanti a questa barca di frutta e verdura! Solo a Venezia può capitare di prendere un chilo di mele in una barca!!
Adoro le facce dei turisti che guardano meravigliati l'ambulanza passare a sirene spiegate che.. galleggia! Adoro quell'espressione stranita!!
Adoro le calli che se ne escono direttamente in laguna: strade senza destinazione! Lì ogni volta sembra la prima volta... ecco dove l'hanno ideata la pubblicità della Philadelphia!!
Adoro entrare in panificio a prendermi un pezzo di pane con l'uvetta con il solito tipo strano, seduto sulla seggiola a lato del bancone, che commenta tutte le ragazze straniere che entrano... loro sorridono, compiaciute... torneranno a casa dicendo che gli italiani sono semrpe gentili... o che sono tutti pazzi e non hanno ancora capito che l'italiano, a parte in Italia, non lo conosce nessuno!! ahah


Adoro camminare ad un centimetro dalla porta di casa della gente! Nessun cancello, nessun giardino.. la porta è lì, accanto a te.. a volte è pure aperta.. come a volerti ricordare che c'è sempre posto!

Stamattina adoro!

Io adoro Venezia!!
.. anche se continuo ad odiare questo tavolo che traballa!!mhhhhhh

domenica 25 maggio 2008

Alla ricerca della Perfetta Letizia

Un sorriso, una pacca sulla spalla, una strizzata d'occhi... a volte non bastano...
Dopo un gran lavoro, con impegno e volontà, ci si aspetterebbe un "grazie". Ma a volte il lavoro e l'impegno, come quel sorriso e quella pacca sulla spalla, non bastano. C'è chi ti guarda e vorrebbe di più! Vorrebbe avere in mano la bacchetta magica e vedere dall'oggi al domani le cose cambiare, i risultati arrivare... e così ci si dimentica presto di tutto quello che c'è dietro. Di tutto quell'amore, quel sacrificio...
Non è per nascondersi dietro alla gratuità con cui si fa, non è per credersi così bravi da meritare un applauso, non è per sentirsi acclamati da un bagno di folla per il tempo che ci si dedica... questa... non è perfetta letizia...

E' solo perché, a volte, mi fermo a ripensare a tutto quello che faccio, a quello che trascuro per farlo, per darci il giusto tempo, il giusto impegno... l'amore! totale!

E così adesso mi trovo qui, con un pezzo di legno incastrato tra il cuore e l'orgoglio.
Mi ritrovo arrabbiata e un po' delusa, con la solita domanda che ogni tanto si fa sentire nella testa: "...ma chi diavolo me lo fa fare?"

Ma poi sento Francesco, cantare...

free music


Frate Leone, agnello del Signore, per quanto possa un frate sull' acqua camminare, sanare gli ammalati o vincere ogni male; o far vedere i ciechi e i morti camminare...
Frate Leone, pecorella del Signore, per quanto possa un santo frate parlare ai pesci e agli animali
e possa ammansire i lupi e farli amici come cani; per quanto possa lui svelare che cosa ci dará il domani.... Tu scrivi che questa non è perfetta letizia!

Frate Leone, agnello del Signore, per quanto possa un frate parlare tanto bene da far capire i sordi e convertire i ladri, per quanto anche all 'inferno lui possa far cristiani... tu scrivi che questa non é perfetta letizia

Se in mezzo a frate inverno, tra neve, freddo e vento, stasera arriveremo a casa e busseremo giù al portone, bagnati, stanchi ed affamati, ci scambieranno per due ladri, ci scacceranno come cani,
ci prenderanno a bastonate e al freddo toccherá aspettare con sora notte e sora fame. E se sapremo pazientare, bagnati, stanchi e bastonati, pensando che così Dio vuole e il male trsformarlo in bene, tu scrivi che questa.. è perfetta letizia!

testo: Tuttoscout



E allora mi rivedo in quello specchio... guardo e riguardo... dentro, dietro... davanti... nessun miracolo, nessun potere straordinario... solo la forza (da trovare!!) per pazientare, bagnati, stanchi ed affamati, anche dopo essere stati presi a bastonate...
Andare avanti per la propria strada, con coraggio e determinazione.

Chi me lo fa fare?!
Io! Semplicemente perché ci credo! Sarà pure una strada in salita, ma qualcuno insegna che la strada in salita è sempre la via migliore!
Un bacio di chi, con amore, ti sta accanto e ti sostiene, un tiro di sigaretta, uno sguardo al cielo, la carezza del vento in giardino... e poi si riprende, la strada!
A volte fermarsi va bene: aiuta a scendere dal piedistallo e ricominciare a guardare dal basso... con la certezza di poter dare e la voglia di capire...

Tu, scrivi che... questa... è perfetta letizia!
Già...

poco alla volta
passo dopo passo


martedì 18 marzo 2008

?

Una giostra di pensieri in un labirinto di emozioni.

Una foto in bianco e nero che illumina i ricordi.

Un mare di domande in un acquario di risposte... sotto la conchiglia, aggrovigliato all'alga, immerso nella sabbia...
Conoscere la risposta di una domanda mai fatta
senza conoscere la domanda ad una risposta cristallina


Perdersi, per ritrovarsi persi
Guardarsi, per vedersi ciechi
Lo specchio che ti guarda un po' perplesso... ti vedi e non ti guardi, guardandoti senza vederti...

Perdersi per ritrovarsi persi.

Il sorriso che combatte il pianto e chi vince è sempre il punto di domanda.
?

venerdì 4 gennaio 2008

Torpore

Ci sono cose che dovrei fare e dalle quali sto spesso alla larga; passano spesso molte occasioni: mi limito a leggerne la targa. C’è qualcosa che non va in questo cuore qua, qualcosa che non va: forse sarà l’età o forse sarà la voglia di libertà.

da"La voglia di libertà" di Lorenzo


Strana sensazione di torpore,
membra stanche
testa vuota

silenzio
silenzio

e sempre troppo rumore

Il sole mi scalderà
La pioggia mi darà nutrimento
Il vento mi darà energia

 

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