La maggior parte di noi si porta dentro, da sempre, un viaggio, che non è una semplice visita, ma un sogno. E va crescendo a poco a poco, costruendosi una delicata architettura. E’ un’amabile malinconia, che sviluppiamo con un complicato processo: senza voli aerei, senza tempo, senza soldi. Dalle palpebre verso dentro.

Un viaggio di questo tipo si alimenta di letture, cartoline illustrate, carte geografiche, ortografie, persone che arrivano con delle notizie, avventure vissute da altri e di cui uno si sente partecipe, nell’oscurità di una sala cinematografica o a casa, soli davanti al televisore.

Un pezzetto dopo l’altro prende forma il paesaggio che si riproduce una realtà che non si può toccare, ma forte come il vincolo che unisce il corteggiatore alla sua amante segreta. Credo sia una sorta di pellegrinaggio che ha a che vedere con il luogo a cui, per motivi misteriosi, sentiamo di voler appartenere

(da “Amor America” di M.Torres)

Perle di saggezza popolare (grazie a Venessia.com)

Io vado...

...nella mia nuova casa

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martedì 23 settembre 2008

Con i suoi uccelli di carta per il cielo


... Tutto quel che vuole, sissignore, ma sono le parole che cantano, che salgono e scendono... Mi inchino dinanzi a loro... Le amo, mi ci aggrappo, le inseguo, le mordo, le frantumo... Amo tanto le parole... Quelle inaspettate... Quelle che si aspettano golosamente, si spiano, finché a un tratto cadono.... Vocaboli amati... Brillano come pietre preziose, saltano come pesci d'argento, sono spuma, filo, metallo, rugiada... Inseguo alcune parole... Sono tanto belle che le voglio mettere tutte nella mia poesia... Le afferro al volo, quando se ne vanno ronzando, le catturo, le pulisco, le sguscio...

Ieri sera ho chiuso un libro dal titolo "Confesso che ho vissuto".
L'ho chiuso perché sono arrivata all'ultima pagina, ma non l'ho finito, perché è qui che si srotola tra i pensieri.

E' una raccolta di memorie... e, come tali, scorrono come vengono, a volte si perdono o si offuscano. Ma come tutti i ricordi più intensi, diventano pura poesia! Ti saltano sulle spalle e ti sussurrano parole che richiamano altre parole: i suoi ricordi diventano i tuoi e alla fine, quel bambino che ti sei caricato sulle spalle, diventa parte di te... "la mia vita è una vita fatta di tutte le vite"

Non è passato un attimo, un solo istante, da quando ho appoggiato il libro sullo scaffale e ho aperto il mio taccuino... per scriverci parole scombinate. Poi l'ho messo da parte ed ho appoggiato la testa su quella che era diventata la mia terra: un luogo lontano, tra la Isla Negra e Madras... con un tramonto sui tetti di Buenos Aires come cuscino e i poemi di Sabat Ercasty come ninnananna...
Ho lasciato che le immagini scomposte si attaccassero tra loro in un puzzle senza senso... come quando, dopo una pulizia a fondo di una soffitta, ti ritrovi quelle cose che in realtà facevi rimbalzare da un posto all'altro senza sapere mai dove metterle, che ora ti guardano, da lontano.
Dove lo infili il tuo pennino preferito? Quello che ti aveva portato tuo papà dalla grande città, che conservavi solo per le lettere più speciali... nei ricordi di famiglia no, proprio non ci sta; nel baule dei giochi non ha senso; tra le lettere della guerra prenderebbe un odore troppo amaro... e allora lo sposti e lo appoggi in un angolo. Ma poi succede sempre che ti ricapita tra le mani. Mentre cerchi di far entrare il quadro dipinto da tua sorella nel baule dei ricordi di famiglia, quel calamaio è ancora una volta solo... apolide!
Lo guardi con la stessa espressione che usi quando cerchi una cosa dapertutto... quando poi hai deciso di accettare la sconfitta e di lasciar perdere, raccogli i vecchi libri, letti ormai da tempo, e decidi di rimetterli al loro posto... eccolo dov'era! Proprio lì sotto ai libri. Accidenti a lui! Ecco, quella... che espressione è? C'è un misto di rabbia e soddisfazione, accompagnati da una buona dose di simpatia... come ha fatto a rimaner nascosto qui così tanto tempo?! E' pure stato bravo!!!

E così, tutti quei pezzetti di ricordi impolverati si ritrovano abbandonati in un angolo della soffitta... poi devi pulire e così decidi di buttarli tutti dentro un sacco... "è solo per il momento", ti dici! solo finché non avrò finito di scopare per terra, di rimettere un cassone sopra l'altro... finché non avrò finito di dare un nuovo ordine al passato.
Un lavoro incompleto: tutto sistemato, tutto ormai si è piegato sotto la dura legge della catalogazione dei ricordi e quel che resta... quello rimarrà lì.
Magari questi sono gli oggetti che più ti pizzicano le mani quando li tocchi, quelli che a volte scottano e altre volte, toccandoli, ti senti uno di quei visionari dei film fantastici: risenti per un attimo una canzone, un profumo... sorridi... o ti senti un cretino! sospeso tra l'emozione che provi e la polvere che la ricopre.
Perché buttare quelle emozioni dentro un sacco?! Perché non costruire una nuova mensola dove metterle tutte lì; alla rinfusa, ma in bella vista?!
Io credo sia come quei miei pensieri di ieri... sono intrappolati in quella specie di limbo... devono ancora decidere dove stare, cosa dire.

E alla fine il sacco rimane così per chissà quanto ancora! Finché non ritornerai su, per togliere la nuova polvere o dare una nuova forma al passato... e te li ritroverai lì, in mano! Qualcuno di loro avrà un senso, ora... si sentirà a casa nello scatolone della tua infanzia. Qualche altro avrà finito il suo lavoro e se ne andrà, diventerà uno specchio che comprerà chissà chi in chissà quale mercatino... dalla polvere della soffitta alla parete di un salotto, di qualcuno che s'irrigidisce davanti ai suoi ricordi e compra quelli degli altri... che, di solito, pesano di meno.
Qualche altro rimarrà senza senso apparente e così verrà tolto dal sacco: ripasserà tra le mani e i piedi e sotto alle sedie e sopra i bauli e alla fine ritornerà in un angolo. Per essere poi scoperto, chissà, da un bambino curioso, alla ricerca dei legnetti magici per giocare al pitto...
Potrebbero rimanere lì per molto tempo, o forse solo per qualche istante...

Io credo che quelle parole troveranno il loro senso, quando sarà il momento... per ora le voglio lasciare dentro quel sacco, alla rinfusa. Vediamo se qualcuna di loro, stanca di starsene lì, avrà voglia di affacciarsi, scendere le scale e venirmi a trovare... sarebbe una meravigliosa sorpresa!



Dicono fosse il 23 settembre del 1973 quando Neruda morì... ecco, non lo sapevo! ma quel libro, oggi, ha già preso il suo profumo... e un po' anche il mio.

"Il poeta se ne andò volando con i suoi uccelli di carta per il cielo e sotto la pioggia"



Liberamente tratto da un pomeriggio in soffitta e dal libro "Confesso che ho vissuto" di Pablo Neruda
Musica: "Il postino" - Last Acoustic

Discover Last Acoustic!

sabato 13 settembre 2008

E' arrivata la sera?

Jesolo, 26 dicembre 2007

Silenzio. Vladimiro ed Estragone guardano il sole che tramonta

ESTRAGONE: Si direbbe che stia risalendo

VLADIMIRO: Impossibile.

ESTRAGONE: E se fosse l'aurora?

VLADIMIRO: Non dire sciocchezze. E' l'oriente, di là.

ESTRAGONE: E che ne sai tu?

POZZO (angosciato): E' arrivata la sera?

VLADIMIRO: E poi non si è affatto mosso

ESTRAGONE: Ti dico che sta risalendo

POZZO: Perché non mi rispondete?

ESTRAGONE: Il fatto è che non vorremmo raccontarle una balla.

(da "Aspettando Godot" di Samuel Beckett)


giovedì 11 settembre 2008

Perché scrive?

La domanda preferita è: perché scrive?

Io scrivo perché sento il bisogno innato di scrivere! Scrivo perché non posso fare un lavoro normale, come gli altri!
Scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola. Scrivo perché amo l'odore della carta, della penna e dell'inchiostro. Scrivo perché credo nella letteratura, nell'arte del romanzo, più di quanto io creda in qualsiasi altra cosa. Scrivo per abitudine, per passione. Scrivo perché come un bambino credo nell'immortalità delle biblioteche e nella posizione che i miei libri occupano sugli scaffali. Scrivo perché la vita, il mondo, tutto è incredibilmente bello e sorprendente. Scrivo perché è esaltante trasformare in parole tutte le bellezze e ricchezze della vita. Scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla. Scrivo per sfuggire alla sensazione di essere diretto in un luogo che, come in un sogno, non riesco a raggiungere. Scrivo per essere felice.

L'aspetto più bello è poterti dimenticare del mondo come fa un bambino, sentirti spensierato mentre giochi felice, poter giocare con le regole del mondo come fossero giocattoli e nel frattempo sentire l'esistenza di una profonda responsabilità dietro a questa infantile e libera gioia. Si può giocare tutto il giorno, ma sentirsi molto più seri di chiunque altro. Prendere sul serio l'essenza e l'immediatezza della vita con un'ingenuità propria solo dei bambini.
(liberamente tratto da "La valigia di mio padre" di Orhan Pamuk)

Perché scrivo?

O forse scrivo… perché non son capace a disegnare! ah!!

lunedì 1 settembre 2008

Quando si apre per un attimo la fessura nella persiana


"Quella stessa sera saltò fuori che non aveva né avrebbe mai fatto esercizio di respiro: le ero piaciuto e non voleva che sparissi. [...] Piaciuto, disse, non è propriamente la parola adatta. Sarebbe più giusto dire che le ero sembrato rinchiuso nella cantina di me stesso e le avevo fatto venire voglia di provare ad arrivare giù da me, per non farmi congelare lì nel buio. Nemmeno adesso si era espressa come avrebbe voluto, rinchiuso, cantina, E' tutta colpa tua, Theo, per colpa tua mi esprimo così e non mi riesce bene. Ridicolo? Allora fammi il favore di assumerti le tue responsabilità. Guarda che hai fatto. Per colpa tua son ridicola. Per colpa tua sono persino arrossita. Guarda."

E' un passo dal libro "Non dire notte", di Amos Oz.
Comprato oggi per ammazzare il tempo al ritorno da Venezia e divorato in 8 ore! Mi ha fregata! Doveva essere un diversivo ed è diventato la mia trappola... una delicatissima trappola d'amore e...!

... mh... mi piace questo gioco del destino!

"Al tramonto andiamo qualche volta al caffé, qualche volta al cinema Paris. Ancora mezz'oretta a spasso a goderci la frescura della sera, in piazza. Rientriamo a casa ad ascoltare musica tranquilla seduti in cucina. L'indomani comincia un'altra settimana. E' così ormai da sette anni. Ben cauti nell'evitare quella coppia di commedianti di strada che ripetono sino allo spasmo, come dannati, il loro vecchio copione - fatto di caos, tormenti, smarrimento."

Consigliato a chi... ha voglia di buttarsi in un bagno di delicatissimo amore
Consigliato a chi... crede che al di là di ogni salita ci sia sempre un'altra irresistibile sfida
Consigliato a chi... si emoziona ancora davanti all'amore di due anime che si trovano e poi si ritrovano
Consigliato a chi... a volte si sente stretto quand'è legato, ma troppo solo quando allontana la mano

"E' l'impressione di quando si apre per un attimo una fessura nella persiana di una bella stanza e dentro si vedono un candeliere e una biblioteca e il fuoco nel camino, e subito dopo tutto si chiude di nuovo, come se non fosse mai esistito"

lunedì 9 giugno 2008

Armonioso... sì, il risutato sarebbe stato armonioso!

Nella cella d’isolamento avevo scritto col pensiero che un giorno avrei avuto davanti a me il colonnello Garcia vinto e avrei potuto vendicare tutti quelli che devono essere vendicati. Ma ora, dubito del mio odio. In poche settimane da quando sto in questa casa, sembra che sia svanito, che abbia perso i suoi nitidi contorni. Sospetto che tutto quanto è successo non sia stato fortuito, ma che corrisponda a un destino disegnato prima della mia nascita ed Esteban Garcia è parte di questo disegno. È un tratto rozzo e contorto, ma nessuna pennellata è inutile. […] Nella cella d'isolamento mi era parso di combinare un rompicapo in cui ogni pezzo ha un posto preciso. Prima di sistemarli tutti, mi sembrava incomprensibile, ma ero sicura che, se riuscivo a finirlo, avrei dato un senso a ciascuno e il risultato sarebbe stato armonioso. Ogni pezzo ha una ragione di essere cosi com'è, compreso il colonnello Garcia. Ogni tanto ho la sensazione che questo l'ho già vissuto e che ho già scritto queste stesse parole, ma capisco che non sono io, bensì un'altra donna, che aveva preso appunti sui quaderni affinché io me ne servissi. Scrivo, lei ha scritto, che la memoria è fragile e il corso di una vita è molto breve e tutto avviene così in fretta, che non riusciamo a vedere il rapporto tra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delle azioni, crediamo nella finzione del tempo, nel presente, nel passato, nel futuro, ma può anche darsi che tutto succeda simultaneamente, come dicevano le tre sorelle Mora, che erano capaci di vedere nello spazio gli spiriti di ogni epoca. Per questo mia nonna Clara scriveva nei suoi quaderni, per vedere le cose nella loro dimensione reale e per schernire la cattiva memoria. E adesso io cerco il mio odio e non riesco a trovarlo. Sento che si spegne a mano a mano che mi spiego l'esistenza del colonnello Garcia e di altri come lui, che capisco mio nonno e vengo a conoscenza delle cose attraverso i quaderni di Clara, le lettere di mia madre, i libri contabili delle Tre Marie, e tanti altri documenti che ora stanno sul tavolo a portata di mano. Mi sarà molto difficile vendicare tutti quelli che devono essere vendicati, perché la mia vendetta sarebbe solo l'altra parte dello stesso rito inesorabile. Voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l'odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre aspetto il ritorno di Miguel, mentre sotterro mio nonno che ora riposa vicino a me in questa stanza, mentre attendo che arrivino tempi migliori, tenendo in gestazione la creatura che ho nel ventre, figlia di tante violenze, o forse figlia di Miguel, ma soprattutto figlia mia. Mia nonna aveva scritto per cinquant'anni sui quaderni in cui annotava la vita. Trafugati da qualche spirito complice, si sono miracolosamente salvati dal rogo infame, in cui sono perite tante altre carte della famiglia. Li ho qui, ai miei piedi, stretti da nastri colorati, separati per fatti e non per ordine cronologico, cosi come lei li ha lasciati prima di andarsene. Clara li ha scritti perché mi servissero ora per riscattare le cose del passato e sopravvivere al mio stesso terrore. Il primo è un quaderno di scuola di venti pagine, scritto con una delicata calligrafia infantile. Comincia cosi: " Barrabás arrivò in famiglia per via mare..."

da "La casa degli spiriti" di Isabel Allende

Ho riletto questo libro per un esame all'università.. è stato un piacere immenso! L'ho rivissuto.. l'ho divorato e adesso è laggiù, che gira e scalpita nella pancia! Che bello!
E questa ultima pagina mi ha fatto esplodere di senso... senso in quello che scrivo, in quello che succede! Mi rivedo un po' in Alba... rileggersi e rivedersi, ammorbidirsi! Trovare un senso nelle pennellate rozze e cupe. Guardare le sfumature nei tratti più neri e scoprire quel raggio di luce che fa cambiare la percezione di tutto!
Sentirsi così vivi all'alba di ogni giorno per andare al lavoro, per poi ritornare a casa distrutti e prosciugati da quel lavoro che ti regala tutto, solo se hai avuto coraggio di giocarti tutto! ... perché "voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l'odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre.." mentre studio la differenza tra lo strutturalismo grammaticale e quello trasformazionale, mentre sorrido, emozionata, pensando a chi mi manda improvvisamente un bacio alle 17.55 di una splendida giornata di sole. Mentre mi gratto il piede e guardo i fogli bianchi che ho davanti.. quanto avrei voglia di prendere 'sto colore ed iniziare a farci un sacco di schizzi, senza senso! Non capita mai a nessuno?!
Mentre penso al silenzio così bello di ieri sera.. quando una risata ti prende proprio nelle ginocchia e devi alzarti perché da seduto ti sembra di scoppiare... quando, in un secondo, mi son fermata a pensare a quanto sono fortunata... mentre guardavo l'aereo che saliva lucciante e fantasticavo sul viaggio che farò.. ieri volevo proprio andare a Kananga.. sarà stato il telegiornale a sguinzagliarmi questo nome tra i pensieri!.
Mentre voglio a tutti i costi rivedere quel filmino, dove c'eravamo tutti a fare Giulietta e Romeo, mentre annuso il profumo del detersivo che mi è rimasto appiccicato sulle dita... sembra... boh, menta forse! Mentre mi chiedo perché in questo calendario non abbiano messo il mese successivo... uno è troppo poco, voglio vedere che giorno cade il 20 questo mese! ;)
Mentre mi siedo in giardino e penso a tutte le cose che potevo fare diversamente, ma che ho fatto diventare, anch'io, come Clara, Blanca e Alba, pagine della mia vita, piene zeppe di sensazioni...

Mentre penso che sono già le 7... e devo andarmi a preparare...

Chiamiamolo delirio pre-esame! :)

Una manciata di sorriso

sabato 19 aprile 2008

Alla ricerca di... chi?


Ho appena chiuso il libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer, quello che ha ispirato il film di Sean Penn “Into the wild”.

Qui potete trovare una mia personalissima "recensione"

Consigliato a chi crede nella semplicità della vita… ma non ha ancora capito se sta nel giardino di casa o in cima ad una montagna
Consigliato a chi pensa di sapere tutto della vita, ma non ha coraggio di sfidarla
Consigliato a chi ha voglia di vivere di sensazioni, in un viaggio che ti prende, dai piedi alla testa
Consigliato a chi non ha ancora capito dove sta l’equilibrio tra la passione del cuore e la consapevolezza della ragione
Consigliato a chi ha voglia di vivere felice, ma non ha ancora capito come…

Consigliato a chi non vuole giudicare… ma è curioso di scoprire un paesaggio nuovo


Soltanto ora capivo perché egli diceva che la felicità sta solo nel vivere per gli altri. […] Io ho vissuto molto e mi pare di aver trovato quel che occorre per essere felice. Una vita tranquilla, appartata nella nostra solitudine di campagna, con la possibilità di far del bene alla gente, che è così facile beneficare perché non è abituata a questo, poi il lavoro, un lavoro che sembra recare un vantaggio, poi il riposo, la natura, un libro, la musica, l’amore per il prossimo, ecco una felicità, al di là della quale non osano spingersi i miei sogni. Ma qui, oltre a tutto questo, una tale amica come voi, una famiglia, forse, e tutto quanto un uomo può desiderare. (Tolstoj, Lev – “La felicità familiare”)

lunedì 7 aprile 2008

Il cacciatore di aquiloni

Nonostante la critica l'abbia un po' snobbato, io ho deciso di andarlo a vedere lo stesso!
A dir la verità, quello che mi spingeva maggiormente, era il ricordo prezioso dell'omonimo libro: profondo, emozionante, duro ed estremamente toccante.

Ovvio, non c'è paragone! Come sempre d'altronde.
Cinema e letteratura son due mondi lontani e difficili da combinare, ma il bello è proprio questo: un'unica storia per vivere due diverse avventure.

Del libro non ho molto da dire: le pagine sono sono corse via veloci, una dopo l'altra venivano inghiottite dalla curiosità e dall'emozione che mi si scatenavano dentro al cuore! Mi sono commossa, mi sono arrabbiata ed indignata. Ho guardato lontano, oltre il mare. E poi ho guardato dentro di me. Era da tempo che non leggevo un libro così!... Assolutamente RACCOMANDATO!!

Per quanto riguarda il film (recensione e trailer), qualcosa in più posso dire.
Mi è piaciuto, sì.
Se dovessi dare un giudizio, andrei sulle 3 stelle: fatto bene, ottimi costumi e scenografia, perfetti gli attori, sceneggiatura fedele alla trama del libro, toccante al punto giusto e... sottile!
Purtroppo però qualcosa è mancato. Qui, qualche mio pensiero in più...


Consigliato a chi crede che, prima o poi, il passato torni a bussare alle porte del cuore... perché non possiamo continuare a fingere di non sentire per sempre!

Consigliato a chi ama l'autenticità dell'uomo ed il suo essere così, meravigliosamente, imperfetto: sbagliare, per farsi perdonare... perdersi, per ritrovarsi...

Consigliato a chi crede nel valore dell'amicizia, quella profonda. L'amicizia che ti lega nel cuore, oltre la vita e oltre la morte. Oltre l'invidia e l'inganno. Oltre i muri e le paure.
... "Per te un milione di volte"

Consigliato a chi ha voglia di emozionarsi: immergersi in un vortice di sensazioni, da vivere dentro, e con, il cuore.

Consigliato a chi sa perdonare.
E dedicato a chi ha qualcuno da perdonare... forse adesso è il momento.

Consigliato a chi è troppo duro con gli altri... perché forse è sempre troppo duro con se stesso.

Consigliato a chi vuole far volare alto il suo aquilone... perché in due, è più bello!

mercoledì 28 novembre 2007

Semplicemente... frames

Tutto è cominciato ieri, mentre ero alla disperata ricerca di una frase di una poesia di William Butler Yeats... il libro l'avevo prestato (tra l'altro, a chi?!?!?mah...), gli appunti delle superiori... beh, questo è decisamente chiedere troppo al mio "ordine"!! ;) non mi restava altra possibilità che guardare in "Non ce n'è per nessuno"... un quadernetto che raccoglie frasi, frammenti di testo, strofe di poesie e canzoni... pensieri... frasi dette da altri, cose lette nelle pubblicità... insomma, di tutto!
Quello... l'ho trovato! Devo ammetterlo, dopo un po', ma l'ho trovato! ;) Ma, sorpresa delle sorprese: non avevo riportato la frase di Yeats!! "Come al solito!", ho subito pensato, con un po' di nervosismo.

E' sempre così, quando leggi un libro, riporti le cose che ti son piaciute di più... poi riprendi in mano il tuo lavoro dopo un po' di tempo e... alcune di quelle frasi non ti dicono più niente!!! Oppure... pensi... "ma perché diavolo quella volta non ho scritto quel pezzo che parlava di...?!" E' solo che, forse, allora più che una sinfonia di piccole note, ti pareva solo un discorso, fatto di tante parole ed ora... beh, ora sì, che suonano armoniose quelle piccole note...
Succede sempre così: ogni volta che rileggi un libro, che riascolti una canzone, c'è una nuova frase, una parola che ti era sfuggita, o che ora, in questo preciso momento, ti regala una sensazione diversa, ti fa scoprire qualcosa che non avevi colto. Non c'è niente da fare, oggi c'ha un profumo diverso! oggi la senti la musica!
E allora, tornando al mio discorso... ho faticato un po', ma alla fine ho recuperato quella frase... ed ho pensato: "perché non riportare tutto questo anche in file?" Creare una pagina tutta per me (e per chi ha voglia di, con me, condividere, ovvio!!), da poter leggere sempre, ovunque vado... all'università, in vacanza, lontana da casa... ovunque sono...

Certo, il quaderno è più bello... e tra l'altro, questa è stata l'occasione per riprenderlo in mano e ho provato un'immensa emozione a rileggere alcune parole, a vedere la mia scrittura... quant'è cambiata negli anni! Quanto sono cambiate le frasi scelte, col tempo! Qualche pagina si sta togliendo, qualcuna è talmente rovinata che nemmeno riesco più a leggere tutto. Ma tutto questo è il bello... il rumore delle pagine sotto alle dita, il fruscio dei fogli, l'ombra dell'inchiostro che appena si intravvede, il riflesso della luce sulla carta, le sbavature del colore...

Vabbè, il quaderno è più bello, d'accordo... ma questa alla fine è un'altra cosa!
Il quaderno resterà, per lasciar alla scrittura quel sapore diverso, che solo una penna e un foglio possono dare!
Ma ci sarà qualcosa in più, con un altro significato, un altro scopo, un'altra sensazione... qui: http://globetrotter-frames.blogspot.com/ dove, frame dopo frame, tutte le parole, le frasi e le emozioni ad esse legate, ricostruiranno un bel pezzo di film...

fotogramma dopo fotogramma...

Molte son già lì, scritte... ma molte, moltissime, sono ancora nel mio quaderno, altre sono nella testa, altre ancora aspettano solo di essere scoperte, o rilette, rivissute, riassaporate... sarà un piccolo lavoro quotidiano... aggiungere, modificare, tagliare, allungare...

semplicemente... frames!

lunedì 9 luglio 2007

VA' DOVE TI PORTA IL CUORE

E' passato quasi un mese dall'ultimo post.. da allora mi son dedicata completamente all'università, e, per scrivere, proprio non ho avuto tempo!
Nel frattempo però le idee hanno continuato a girovagare: ho letto libri, ascoltato musica e visto nuovi film..

Va' dove ti porta il cuore - Susanna Tamaro
Questo è il libro che da tempo aspettavo di leggere.. fa parte di quelli che uno mette sullo scaffale, perché, alla prima occasione buona, sia il primo da tirar fuori. Poi passano i giorni, il tempo per leggere è sempre poco e, accanto a lui, prendono posto altri libri, tutti degni di nota, quelli che magari ti hanno colpito per una frase, quelli che qualcuno ti ha segnalato, quelli di cui hai letto la recensione e te ne sei innamorato.. insomma, quel povero libro torna ad essere "uno dei tanti"!
E così passano i giorni, i mesi e, in questo caso, anche gli anni...

Ma l'occasione buona è arrivata! Un giorno, alla ricerca di un buon libro, ho visto questo ed ho deciso di seguire quell'istinto, quello di sempre insomma.. quel "va' dove ti porta il cuore" non poteva essere ignorato!
L'ho letto d'un fiato: 165 pagine che scorrono veloci, un unico lungo testamento di grande sensibilità, di una bellezza quotidiana e di una profondità singolare. Piccole e semplici metafore, la vita di tutti i giorni usata per parlare di esperienze dolorose e di ricordi emozionanti; il tentativo commovente di salutare qualcuno e di liberarsi di quel peso sul cuore quando si ha la sensazione di non aver fatto abbastanza, quando ci si sente sbagliati e colpevoli.
L'ho trovato splendido da questo punto di vista!
La cosa più straordinaria è che nei momenti più frizzanti, quelli in cui ti vien voglia di sorridere, ti accorgi di sentire l'amaro in bocca, una sensazione triste accompagnata dalla piacevolezza dell'immagine che ha creato dentro di te.

Ci sono passaggi che mi sono rimasti impressi, soprattutto perché, sempre, ho sentito un'affinità tra quello che c'era scritto e quello che avevo vissuto personalemente.. e ogni volta mi ripetevo: "Quanto è vero tutto questo!"
«Ciò che dovevi dire alla persona cara resta per sempre dentro di te; lei sta là, sotto terra, e non puoi più guardarla negli occhi, abbracciarla, dirle quello che non le avevi ancora detto. [...] Per avere a lungo vissuto e aver lasciato dietro di me tante persone, so ormai che i morti pesano non tanto per l'assenza, quanto per ciò che - tra loro e noi - non è stato detto»
Quanto è vero questo?
Quante volte capita?
Troppo tardi per dire quello che si avrebbe sempre desiderato dire... troppo tardi per l'ultimo saluto, troppo tardi per un "Grazie", troppo tardi per dire che gli si è voluto bene davvero..
Il tempo passa, alcune ferite le guarisce.. ma quel rimorso pesa sempre.

«Il Caso. Una volta il marito della signora Morpurgo mi ha detto che in ebraico questa parola non esiste. Per indicare qualcosa di relativo alla casualità sono costretti a usare la parola azzardo che è araba. È buffo, non ti pare? È buffo ma anche rassicurante: dove c'è Dio non c'è posto per il caso, neppure per l'umile vocabolo che lo rappresenta. Tutto è ordinato, regolato dall'alto, ogni cosa che ti accade, ti accade perché ha un senso. Ho sempre provato una grande invidia per quelli che abbracciano questa visione del mondo senza esitazioni, per la loro scelta di levità. Per quel che mi riguarda con tutta la buona volontà non sono mai riuscita a farla mia per più di due giorni consecutivi: davanti all'orrore, davanti all'ingiustizia ho sempre indietreggiato, invece di giustificarli con gratitudine mi è sempre nato dentro un gran senso di rivolta.»
«Per vedere il destino in tutta la sua realtà devi lasciar passare ancora un po' di anni. Verso i sessanta, quando la strada alle tue spalle è più lunga di quella che hai davanti, vedi una cosa che non avevi mai visto prima: la via che hai percorso non era dritta ma piena di bivi, ad ogni passo c'era una freccia che indicava una direzione diversa; da lì si dipartiva un viottolo, da là una stradina erbosa che si perdeva nei boschi. Qualcuna di queste deviazioni l'hai imboccata senza accorgertene, qualcun'altra non l'avevi neanche vista; quelle che hai trascurato non sai dove ti avrebbero condotto, se in un posto migliore o peggiore; non lo sai ma ugualmente provi rimpianto. Potevi fare una cosa e non l'hai fatta, sei tornata indietro invece di andare avanti. Il gioco dell'oca, te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo.
Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto da dalla che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.»
«Viste dall'esterno molte vite sembrano sbagliate, irrazionali, pazze. Finché si sta fuori è facile fraintendere le persone, i loro rapporti. Soltanto da dentro, soltanto camminando tre lune con i loro mocassini si possono comprendere le motivazioni, i sentimenti, ciò che fa agire una persona in un modo piuttosto che in un altro. La comprensione nasce dall'umiltà non dall'orgoglio del sapere. Chissà se infilerai le mie pantofole dopo aver letto questa storia? Spero di sì, spero che ciabatterai a lungo da una stanza all'altra, che farai più volte il giro del giardino, dal noce al ciliegio, dal ciliegio alla rosa, dalla rosa a quegli antipatici pini neri in fondo al prato. Lo spero, non per elemosinare la tua pietà, né per avere un'assoluzione postuma, ma perché è necessario per te, per il tuo futuro. Capire da dove si viene, cosa c'è stato dietro di noi è il primo passo per poter andare avanti senza menzogne. Questa lettera avrei dovuto scriverla a tua madre, invece l'ho scritta a te. Se non l'avessi scritta per niente allora sì che la mia esistenza sarebbe stata davvero un fallimento. Fare errori è naturale, andarsene senza averli compresi vanifica il senso di una vita. Le cose che ci accadono non sono mai fini a se stesse, gratuite, ogni incontro, ogni piccolo evento racchiude in sé un significato, la comprensione di se stessi nasce dalla disponibilità ad accoglierli, dalla capacità in qualsiasi mo mento di cambiare direzione, lasciare la pelle vecchia come le lucertole al cambio di stagione. [...]
Capisci? Trovare scappatoie quando non si vuol guardare dentro se stessi è la cosa più facile al mondo. Una colpa eterna esiste sempre, è necessario avere molto coraggio per accettare la colpa - o meglio, la responsabilità - appartiene a noi soltanto. Eppure, te l'ho detto, questo è l'unico modo per andare avanti. Se la vita è un percorso, è un percorso che si svolge sempre in salita.»

Vivere...
«Per essere forti bisogna amare se stessi; per amare se stessi bisogna conoscersi in profondità, sapere tutto di sé, anche le cose più nascoste, le più difficili da accettare. Come si fa a compiere un processo del genere mentre la vita con il suo rumore ti trascina avanti? Lo può fare fin dall'inizio soltanto chi è toccato da doti straordinarie. Ai comuni mortali, alle persone come me, come tua madre, non resta altro che il destino dei rami e delle bottiglie di plastica. Qualcuno - o il vento - a un tratto ti butta nel corso di un fiume, grazie alla materia di cui sei fatto invece di andare a fondo galleggi; già questo ti sembra una vittoria e così, subito, cominci a correre; scivoli svelto nella direzione in cui ti porta la corrente; ogni tanto, per un nodo di radici o qualche sasso, sei costretto a una sosta; stai lì per un po' sbatacchiato dall'acqua poi l'acqua sale e ti liberi, vai ancora avanti; quando il corso è tranquillo stai sopra, quando ci sono le rapide vieni sommerso; non sai dove stai andando né mai te lo sei chiesto; nei tratti! più quieti hai modo di vedere il paesaggio, gli argini, i cespugli; più che i dettagli, vedi le forme, il tipo di colore, vai troppo svelto per vedere altro; poi con il tempo e i chilometri, gli argini si abbassano, il fiume si allarga, ha ancora i bordi ma per poco. «Dove sto andando?» ti domandi allora e in quell'istante davanti a te si apre il mare.
Gran parte della mia vita è stata così. Più che nuotare ho annaspato. Con gesti in sicuri e confusi, senza eleganza né gioia, sono riuscita soltanto a tenermi a galla. [...]
Ti ricordi quando ti insegnavo a cucinare le crepes? Quando le fai saltare in aria, ti dicevo, devi pensare a tutto tranne al fatto che devono ricadere dritte nella padella. Se ti concentri sul volo puoi stare certa che cadranno accartocciate, oppure si spiaccicheranno diretta- mente sul fornello. È buffo, ma è proprio la distrazione che fa giungere al centro delle cose, al centro del loro cuore.»
Lasciarsi la libertà...
«Ilaria, mi dicevo, somiglia ad un contadino che, dopo aver piantato l'orto e aver visto sbucare le prime piantine, viene preso dal timore che qualcosa possa nuocere loro. Allora, per proteggerle dalle intemperie, compra un bel telo di plastica resistente all'acqua e al vento e glielo sistema sopra; per tenere lontani gli afidi e le larve, le irrora con abbondanti dosi di insetticida.
E' un lavoro senza pause il suo, non c'è momento della notte e del giorno in cui non pensi all'orto e al modo di difenderlo. Poi una mattina, sollevando il telo, ha la brutta sorpresa di trovarle tutte marcite, morte. Se le avesse lasciate libere di crescere, alcune sarebbero morte lo stesso, ma altre sarebbero sopravvissute. Accanto a quelle da lui piantate, portate dal vento e dagli insetti ne sarebbero cresciute delle altre, alcune sarebbero state erbacce e le avrebbe strappate, ma altre, forse, sarebbero diventate dei fiori e con le loro tinte avrebbero rallegrato la monotonia dell'orto. Capisci? Così vanno le cose, ci vuole generosità nella vita: coltivare il proprio piccolo carattere senza vedere più niente di quello che sta intorno vuol dire respirare ancora ma essere morti.»

Va' dove ti porta il cuore!
«E adesso, pecorella, dove sei? Sei laggiù adesso mentre scrivo, tra i coyote e i cactus; quando starai leggendo con ogni probabilità sarai qui e le mie cose saranno già in soffitta. Le mie parole ti avranno portato in salvo? Non ho questa presunzione, forse soltanto ti avranno irritata, avranno confermato l'idea già pessima che avevi di me prima di partire. Forse potrai capirmi soltanto quando sarai più grande, potrai capirmi se avrai compiuto quel percorso misterioso che dall'intransigenza conduce alla pietà.
Pietà, bada bene, non pena. Se proverai pena, scenderò come quegli spiritelli malefici e ti farò un mucchio di dispetti: Farò la stessa cosa se, invece di umile, sarai modesta, se ti ubriacherai di chiacchiere vuote invece di stare zitta. Esploderanno lampadine, i piatti voleranno giù dalle mensole, le mutande finiranno sul lampadario, dall'alba a notte fonda non ti lascerò in pace un solo istante.
Invece non è vero, non farò niente. Se da qualche parte sarò, se avrò modo di vederti, sarò soltanto triste come sono triste tutte le volte che vedo una vita buttata via, una vita in cui il cammino dell'amore non è riuscito a compiersi. Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possa fare.
Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chiòma la linfa scorre a stento. Radici e chioma: devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.
E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fidu ciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza far ti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.
Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta.»




 

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