La maggior parte di noi si porta dentro, da sempre, un viaggio, che non è una semplice visita, ma un sogno. E va crescendo a poco a poco, costruendosi una delicata architettura. E’ un’amabile malinconia, che sviluppiamo con un complicato processo: senza voli aerei, senza tempo, senza soldi. Dalle palpebre verso dentro.

Un viaggio di questo tipo si alimenta di letture, cartoline illustrate, carte geografiche, ortografie, persone che arrivano con delle notizie, avventure vissute da altri e di cui uno si sente partecipe, nell’oscurità di una sala cinematografica o a casa, soli davanti al televisore.

Un pezzetto dopo l’altro prende forma il paesaggio che si riproduce una realtà che non si può toccare, ma forte come il vincolo che unisce il corteggiatore alla sua amante segreta. Credo sia una sorta di pellegrinaggio che ha a che vedere con il luogo a cui, per motivi misteriosi, sentiamo di voler appartenere

(da “Amor America” di M.Torres)

Perle di saggezza popolare (grazie a Venessia.com)

Io vado...

...nella mia nuova casa

lunedì 27 ottobre 2008

La storia dell'aquilone rubato

- Raccontami una storia, papà!
- C’era un’anfora vecchia che il contadino voleva buttare perché screpolata
- Ahhhhhhh! Me l’hai già raccontata, papà!
- Mh…
Allora ti racconto la storia di Peter, un bambino sperduto che viveva in un’isola lontana, dal nome che nessuno sa più ricordare…
- Ma papàààààà!...
- Ragazzo mio… ci vuole pazienza! Chiudi gli occhi e vieni con me…

Questo è il paese dei bimbi sperduti, dove la terra è ancora terra e profuma di lavoro; dove il sole scalda ancora i piedi che scalpitano per le strade e il vento s’infila nelle barbe scure di uomini vestiti di bianco.
Questa non è un’isola come le altre. Negli altri posti i bambini si ritrovano insieme a bambole parlanti, carte di mostri con le spade dorate e gli occhi magici, macchinine veloci come la luce e omini minuscoli alla ricerca di un tesoro dentro una scatola luminosa… ma alla fine succede sempre che dopo un po’ si stancano perché vorrebbero quel che non c’è… vorrebbero perfino quel che si son dimenticati di volere!
In quest’isola lontana invece i bimbi sperduti giocano con quello che non c’è… ed è così che dei panni stracciati diventano palloni avvelenati e dei frammenti di roccia, coraggiosissimi soldatini in guerra… ma la cosa più bella è quando della carta colorata diventa mille splendidi aquiloni.

Peter viveva qui ed era qui che sgattaiolava tra i viali polverosi con la sua maglietta verde e il cappellino a punta, come un folletto. Aveva un sorriso contagioso e i bimbi sperduti gli volevano bene per questo… nonostante fosse il più grande, non si stancava mai di giocare ed immaginare. Con le sue invenzioni strampalate riusciva sempre a far rotolare la felicità… dicono sia per questo che l’avevano eletto il loro piccolo grande capo. Raccontano anche che sapesse anche volare… sì, gli altri bimbi ne erano sicuri, solo che lui non aveva ancora capito come farlo.

Peter aveva un fratello di nome Hassan, un ragazzino moro, con gli occhi di un cerbiatto ed il sorriso dolce della luna.
Hassan doveva avere qualcosa di magico nelle mani, perché i suoi aquiloni correvano su a fare il solletico al vento. Lui, solo lui, riusciva a far fare loro le capriole o a farli mettere a testa in giù e rotolare fin dentro alle nuvole per bagnarsi i capelli con quella spuma bianca per poi uscire a saltellare a pochi centimetri dai tetti bianchi ed infilarsi tra le stole chiare delle donne intente ad intrecciare vimini.
Quando Hassan faceva volare il suo aquilone, tutti i bimbi lo guardavano dalla cima della collina verde, insieme a Peter che intanto balzellava tra un ramo e un altro per raggiungerlo, attaccarsi alla coda e farsi trasportare. Volteggiava che sembrava volare con delle ali invisibili fino al sole, e più in là.
Ma per Peter questo non era abbastanza, voleva volare e voleva pensava che potesse riuscirci solo con l’aquilone di Hassan, voleva sentirlo intrappolargli le dita tra i fili… voleva essere lui.

Fu così che in una calda notte di giugno, Peter entrò nella stanza di Hassan e gli sfilò da sotto al letto il suo aquilone scuro dai contorni bianchi per portarlo fin sulla collina verde… a quell’ora nessuno poteva vederlo, nessuno poteva fermarlo.
C’erano solo lui, e il vento… che lo aspettava come ad un appuntamento troppo importante da mancare.
Peter teneva in mano il suo trofeo rubato, quando iniziò la corsa verso la distesa color del grano… regalava il suo filo alle dita del vento, senza sapere che il vento non si accontenta mai, vuole di più e soffia più forte, e tira e strappa e scherza e si sposta e si gira.
Nel mezzo del buio della notte, però sentì uno strappo e cadde all’indietro… il vento si era portato via il suo aquilone e gli aveva lasciato tutto quel filo che gli era entrato dentro alle dita.

...l’aquilone di Hassan… se almeno gliel'avessi chiesto!…

Non poteva abbandonarlo così, doveva andare a riprenderselo! Sapeva volare, te l’ho detto, e così cominciò a saltellare tra i rami finché non fu abbastanza in alto per spiccare il volo…


Se chiedessimo alla luna che da lassù li guardava danzare insieme, lei ci direbbe che Peter volò insieme al vento più in alto, proprio dove non era mai arrivato… che era felice come quando si gioca con quel che non c’è… come quando si arriva più su.
Stando lì, a volare, si era dimenticato dell’aquilone… quello, dopo tanto cullare, aveva deciso di ritornar giù, si era infilato nella finestra di Hassan ed era tornato a dormire sotto il suo letto.

Peter invece aveva deciso di non tornare, di starsene lassù tra le stelle e la luna a fare quello che aveva sognato da sempre… ma, ragazzo mio, se guardi bene, in alcune notti d’estate, quando la luna illumina il cielo, tu potrai scorgere quell’aquilone!



E’ Hassan, che nel mezzo di quella distesa color grano, manda il suo aquilone fin lassù, tra le braccia di Peter… per salutarlo e ricordargli che non occorreva il suo aquilone scuro dal bordo bianco, per arrivar fin lassù…
bastavano le sue gambe e la sua voglia di volare… di andare più in là




(liberamente ispirato da "Peter Pan" e "Il cacciatore di aquiloni", dalla "Grammatica della fantasia" di G. Rodari", dalla costellazione di Bootes che è qui raccontata dalla mitttica wikipedia, da "Non Rubare" e... e... e...)

3 commenti:

Maracaibo ha detto...

Ma dimmi un po' piccola stellina luminosa? Cosa stai creando con quelle manine fatate e quella testolina sulle nuvole? Per me stai muovendo qualcosa, lì, buona buona, silente, ma con amore...
Queste storielle.. chissà mai che diventino "Le storielle della zia Stefi" :D
Davvero, bella..e poi io adoro Peter Pan, perchè sa volare con i suoi pensieri felici!
Bellissima... con i tuoi bimbi un giorno sarai un'ottima cantastorie :)
Un abbraccio grande

Stefi ha detto...

Ma che curioso.. ero appena passata di là prima di spegnere.. che mi son proprio stancata di tradurre 'sta cosa!! mhmhmhmhmhmhmh

ed eccoti qui!ehehhh

ti racconterò! perché questa è una storia lunga!
sono in movimento?!dici?beh,non mi stupirei dato che a star ferma......me vien spissa!!ahahhhh

Lo spero che diventino le storie della zia ste!io se divento zia faccio.. qualsiasi cosa!!!ahahhhhh

dai, sto rimettendo le corde alla chitarra! da quest'anno ricomincio ad usare pure quella con i miei lupi!!e poi.. canto!
vieni?! porti tu il cappello per le offerte?!per il repertorio teniamo il nostro, va'! ;)

ciao stea! un abbraccione
..faxevo prima a mandarte na mail!ah!

UIFPW08 ha detto...

Stefi sei dolcissima...come ho fatto non lo so... scusami

 

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